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Monte Inferno


Regia: Patrizia Santangeli
Anno di produzione: 2016
Durata: 60'
Tipologia: documentario
Genere: ambiente/sociale
Paese: Italia
Distributore: n.d.
Data di uscita: 26/03/2017
Formato di ripresa: HDV, colore
Camera: Sony
Sistema di montaggio: Final cut
Post Produzione: Post-produzione montaggio e mix audio Voice Professionls Italy - Tony Caruso Digital Post Production- GMF Laserfilm Group - Colorist Massimo Gubinelli
Formato di proiezione: DCP, colore
Ufficio Stampa: Francesca De Spirito
Titolo originale: Monte Inferno

Sinossi: Monte Inferno è a Borgo Montello, al centro dell’Italia.
Il progetto è nato nel 2013 con l’intenzione di leggere in maniera diversa un posto
condannato dalla cronaca e di farlo attraverso la ricerca della bellezza. Cosa c’è di nuovo da raccontare su un cumulo di spazzatura come ce ne sono tanti nel mondo? Niente. La novità di questo progetto, nasce dalla voglia di mettere in gioco i propri sentimenti e ciò che di bello può generare il disagio della realtà e la voglia di trasformarlo in speranza. La frase che ha guidato quattro anni di lavoro è: Tra il bene e il male esiste un’intercapedine fatta di una materia vaga e sconfinata che a volte coincide con il sogno.
I fatti sono questi
Erano gli anni ’70 quando a Borgo Montello, centro Italia, iniziò l’accumulo di rifiuti, con gravi danni all’ambiente e alle persone. Le falde acquifere furono inquinate, così come il fiume Astura che costeggia il monte e arriva al mare. Il vento ha portato aria avvelenata nelle case di chi vive ai bordi della discarica e l’economia del luogo è stata danneggiata. Nel 1994 il pentito di camorra Carmine Schiavone dichiarò che alla fine degli anni ’80 furono interrati nella zona rifiuti tossici e nel 1995 venne ucciso, con le modalità tipiche della camorra, Don Cesare Boschin.

Sito Web: http://www.monteinferno.it

Ambientazione: Borgo Montello, provincia di Latina

Periodo delle riprese: Marzo 2013 - Giugno 2016

Note:
Il documentario fa parte di un lavoro collettivo che comprende il progetto fotografico di Gabriele Rossi e una mostra già esposta negli spazi del Map, Museo Agro Pontino e di AlbumArte a Roma.

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