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VIEW 2015 - Mark Osborne: "Volevo proteggere il Piccolo Principe"


VIEW 2015 - Mark Osborne: "Volevo proteggere il Piccolo Principe"
Mark Osborne a View2015
Mark Osborne, regista de "Il Piccolo Principe", ha tenuto questa mattina il keynote di apertura della View Conference 2015 a Torino. Osborne, già ospite dell'evento nel 2008 per "Kung Fu Panda", ha raccontato le sfide nell'adattare un grande classico della letteratura per l'infanzia.

"Il Piccolo Principe" è già uscito in molti paesi, come in Francia e in Cina: in Italia sarà in sala dall'1 gennaio 2016. "Negli USA quando uscirà? Non posso dirlo, diciamo nel 2016!", ha spiegato Osborne.
"Ho sempre pensato che il libro di Saint-Exupery fosse impossibile da trasporre, è scritto come una lunga poesia. Chi lo ha letto lo ha amato, e chi lo ama vuole proteggerlo: lo so perché ero in quella condizione anche io!".

Osborne ha raccontato come il film fosse nel suo destino. "A 19 anni sono andato a studiare alla Calarts, e la mia ragazza di allora mi regalò una copia del libro, per rimanere vicini anche se eravamo lontani. Oggi quella ragazza è mia moglie e la madre dei miei due figli: aveva ragione lei, l'essenziale è invisibile agli occhi".

La carriera di Osborne lo ha sempre visto lavorare su diverse tecniche. "Dal mio primo corto "Greener" del 1994 in poi, passando per i video realizzati per Weird Al Jankovic e al mio lavoro su Spongebob, ho lavorato con tecniche diverse sperimentando molto. Questi passi mi hanno portato alla chiamata per dirigere "Kung Fu Panda": mai prima avevo pensato di lavorare in CG, ma è stata invece un'esperienza fantastica (anche se abbiamo anche qui usato i tecniche)".

Sei anni fa Osborne, dopo il successo di quel film, venne contattato per dirigere "Il Piccolo Principe". "Ho subito rifiutato"; ha confessato il regista. "Ma non riuscivo a smettere di pensarci, ho iniziato a riflettere sull'effetto potente che aveva avuto su di me la sua lettura. Il modo migliore per proteggere il libro era farlo io! Ma dovevo riuscire a creare un'esperienza che fosse simile alla lettura, e ho pensato di raccontare una storia più ampia, che contenesse quella originale".

"Per 9 mesi ho continuato a pensarci, e mi hanno aiutato molte ispirazioni. La prima è stata il lavoro di Charlie Kaufman per "Il ladro di orchidee", in cui l'adattamento di un libro diventa un film su come adattare un libro! Poi mia figlia Maddie, vedendo con lei i film in cui le eroine erano femminili ho voluto avere una bambina al centro del film (ma nel libro non ce ne sono!): era assurdo, ma volevo raccontarlo attraverso la sua immaginazione. E poi la grande ispirazione di Hayao Miyazaki: "Totoro" è stato il primo esempio del tono che volevamo raggiungere, e poi lui usa quasi solo personaggi femminili! Infine, ma non meno importante, ha dichiarato che questo è il suo libro preferito, e non ha mai pensato di farne un film ("E' un diamante, non lo si può rovinare!"). Volevo fare un film che piacesse anche a lui!".

Il percorso non è stato semplice. "Mi sono impantanato più volte prima di trovare la strada giusta: mi sono ricordato che Orson Welles già nel 1943 voleva farlo, prima ancora che venisse pubblicato, ma non ci era mai riuscito. Ho cercato le sue quattro stesure della sceneggiatura, ma erano solo semplici trasposizioni cinematografiche, e questo mi ha spezzato il cuore perchémi ero immaginato molte idee che pensavo di trovare in quelle pagine. Ma proprio quelle idee che pensavo avesse avuto lui sono state poi la base su cui ho iniziato a costruire le mie! Infine, mi hanno aiutato moltissimo gli originali di Saint Exupery: era tutto fatto a mano, artigianale, transitorio, disegnato e scritto su fogli sottilissimi... e se non fosse mai diventato realtà? Era un lavoro delicato, che poteva sparire nel nulla: questa sì che è stata una grande ispirazione!".

A quel punto la via era intrapresa: "Abbiamo creato un mondo in cui l'aviatore era invecchiato e il libro non era mai stato pubblicato. Al centro abbiamo messo una bambina, che in realtà è un'adulta in corpo di bimba (ha 9 anni e già una sorta di crisi di mezza età!), che vive in un mondo moderno e organizzatissimo che le crea molto stress. Ma un giorno una pagina ingiallita le arriva sulla scrivania dalla casa del vicino, e il legame che si crea tra i due è fondamentale per la storia".

"Mi è stato chiesto di fare tutto il film in CG, ma per alcuni aspetti secondo me era una tecnica che non andava bene. Per la storia del libro volevo qualcosa di diverso, e abbiamo creato un mondo fatto di carta e animato con stop motion, che ritengo perfetto per l'obiettivo che mi ero prefisso: è stata una lotta continua per usare le due tecniche, ma sono felice del risultato finale".

20/10/2015, 10:34

Carlo Griseri