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MISTER FELICITA' - Alessandro Siani tra Troisi e Pieraccioni


Il film di capodanno non fa salire il livello delle commedie di queste festività. Lo sfigato Siani si finge psicologo e conquista la bella e ricca regina del pattinaggio. Oltre all'attore napoletano, Diego Abatantuono, sottotono ma per colpa della sceneggiatura, Carla Signoris, Elena Cucci e Cristiana Dell'Anna. Prodotto da Cattleya sarà al cinema in 600 copie dal 1° gennaio distribuito da 01.


MISTER FELICITA' - Alessandro Siani tra Troisi e Pieraccioni
Alessandro Siani è "Mister Felicità"
Il produttore Riccardo Tozzi ha inquadrato nel modo giusto la situazione: il cinema italiano deve darsi una rinnovata, chiudendo un capitolo aperto a metà degli anni 90. Quello che non ha visto, o che non ha voluto vedere, è che anche il suo "Mister Felicità", il nuovo film di e con Alessandro Siani rientra appieno in una categoria di cinema arrivato al capolinea e che ha soprattutto, incassi e presenze alla mano, annoiato gli spettatori.

Siani scrive, insieme a Fabio Bonifacci, una storia che non sta in piedi, pretesto per le sue solite battute in stile “troisiano”, questa volta decontestualizzate e quasi mai in grado di far sorridere. Il comico napoletano sembra anche un nuovo Pieraccioni, simpatico sfigato capace di far innamorare la più bella del reame e in grado di montare tutto il film intorno a questa sua ulteriore prova di seduzione.
Lui, disoccupato depresso che vive sul divano della sorella in Svizzera, si trova coinvolto in uno scambio di persona, finendo per farsi passare per il grande psicologo motivatore Guglielmo Rosa (Diego Abatantuono) a casa del quale fa le pulizie in sostituzione della sorella ammalata.

Oltre all’improbabilità che qualcuno, artista, manager o famoso sportivo si rivolga a una nota star della terapia psicologica senza conoscerne l’aspetto, l’assurdo si tocca quando è proprio la ex moglie (Carla Signoris) che lo assume non sapendo trattarsi dell’ex marito (… ma il nome e il cognome non le ricordano qualcuno?) e padre della figlia, la famosa pattinatrice Arianna Croft (Elena Cucci) in grave crisi e vicina al ritiro dopo una caduta sul ghiaccio in mondovisione.

Al posto del grande Gioia/Abatantuono arriva Martino/Siani che, vestito in completo jeans consunto artificialmente da perfetto borgataro, si presenta alla villa in Svizzera per la seduta terapeutica con la ragazza. Ovviamente, senza neanche far finta di essere uno psicologo, tra una gaffe e l'altra, al secondo appuntamento lei comincia a migliorare (Woody Allen va in terapia senza successo da 50 anni almeno…) e tra i due, dopo un’originalissima puntatina al luna park, scocca la scintilla.

Per non perdere la sua caratteristica, anche qui l’improbabilità regna sovrana, il falso psicologo si confessa e rimanendo solamente se stesso, cioè poco più di nulla, conquista il cuore e non solo della bella pattinatrice, vip e milionaria.

Come per le altre commedie di Natale, anche in "MIster Felicità" il primo e non unico limite è la sceneggiatura. Farsi passare per uno psicologo lo avevamo già visto fare nel 1988 a Dan Aykroyd nel geniale Lo Strizzacervelli di Michael Ritchie, ma anche nel più recente e meno raffinato "Ti Sposo ma non Troppo" di Gabriele Pignotta con tanto di finto psicologo e storia d’amore con la paziente, Vanessa Incontrada, che finisce come potete immaginare. Ma sono solo due esempi…

"Mister felicità", tra un’improbabilità e l’altra, la superficialità della sceneggiatura, l’assoluta casualità delle situazioni e l’inconsistenza della trama ci riporta alla riflessione del produttore Riccardo Tozzi e ad una indispensabile ormai nuova strada da percorrere. Che non funzionino più possiamo dirlo direttamente noi sui media, attirando ire e rancori, ma ormai lo cominciano a dire anche gli spettatori, finora considerati metro di giudizio qualitativo oltre che quantitativo, andando sempre meno a vedere le nostre produzioni.

Basta film fatti intorno a degli stereotipi, basta attori identificati nei personaggi, basta inutili sentimentalismi, luna park, matrimoni, chiese e veli bianchi. Basta luoghi comuni, basta finali in cui troviamo tutti “nove mesi dopo”, guarda caso sotto Natale, felici, contenti e riconciliati intorno alla culla di un neonato.

28/12/2016, 17:46

Stefano Amadio