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BEATA IGNORANZA - Massimiliano Bruno e un filone ormai esaurito


Una crescente indipendenza dei produttori dal risultato al botteghino può essere l'unica giustificazione che porta a produrre film sempre uguali, sia per i contenuti sia per la qualità. Con Marco Giallini che si limita, salvandosi; Alessandro Gassmann, sempre esagerato nelle commedie; Carolina Crescentini, Valeria Bilello e Teresa Romagnoli. In sala dal 23 con 01 Distribution


BEATA IGNORANZA - Massimiliano Bruno e un filone ormai esaurito
"Beata Ignoranza" di Massimiliano Bruno
Che senso ha scrivere di un film come "Beata Ignoranza". Che senso ha scrivere di cinema prodotto in Italia. Tanto non interessa a nessuno il commento, la recensione o una riflessione sui nostri film ma non per i motivi che spesso ci ripetiamo da tempo, cioè che ormai tutti scrivono di cinema e dunque il livello è sceso sotto zero, oppure perché nessuno compra più i giornali, oppure perché i giornali stessi danno sempre meno spazio alla cultura e la cinema, oppure perché non ci sono più i critici di una volta... No, il motivo è un altro; a chi fa cinema, a parte qualche personale risentimento, non interessa la reazione della critica perché ai produttori non interessa più il ritorno del botteghino.

A parte un paio di coraggiosi, veri industriali del cinema che investono in proprio, per gli altri, avendo tutte le spese coperte da Ministeri, tax credit, product placement, rai, mediaset o sky, in un budget che comprende il guadagno, l’incasso dei film diventa un aspetto del tutto trascurabile sulla filiera produttiva. E dunque l’articolo sul giornale o il pezzo sul web, diventano praticamente ininfluenti,
Non si comprende perché, se no, le grandi produzioni continuino a fare film tutti uguali, inutili e di bassa qualità e che incassano sempre meno.

Per parlare di "Beata Ignoranza" (titolo del tutto incomprensibile in relazione al film) si devono andare a toccare sempre gli stessi tasti: sceneggiatura inconsistente che necessita di parecchi espedienti per poter andare avanti, attori che fanno personaggio, regia impalpabile, musiche invadenti e dozzinali.

Ma soprattutto è la sceneggiatura (scritta da Massimiliano Bruno, Herbert Simone Paragnani e Gianni Corsi) che si dimostra sciatta e prevedibile, con i colpi di scena telefonati, lo scolastico conflitto tra i personaggi cercato nei facili dialoghi e mai costruito in crescendo, la dilettantesca necessità di risolvere alcune scene con gli attori che parlano raccontando intere scene direttamente allo spettatore, guardandolo negli occhi, e pensando di dargli la sensazione che Giallini o Gassmann siano amici e abbiano parlato direttamente con lui, come nella peggior tv di intrattenimento.

Un film di questo peso, con questi attori, questa produzione, questo regista, questo budget e questa uscita deve incassare almeno 10 milioni di euro, altrimenti possiamo cominciare a considerarlo, insieme all’ampia carovana di film di questa triste stagione, uno strepitoso insuccesso.

20/02/2017, 14:57

Stefano Amadio