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Note di regia di "East End"


Note di regia di "East End"
East End” è un’avventura produttiva durata più di tre anni che si è potuta concretizzare grazie all’entusiasmo, la dedizione, l’impegno e l’apporto creativo di un affiatatissimo gruppo di lavoro, che ha
visto nel progetto la possibilità di dare finalmente spazio alla fantasia e al desiderio di rompere gli schemi.
Sebbene il film sia una co-produzione internazionale tra Italia (Galactus) e Spagna (Ear cinema), lo sviluppo artistico, dalla storia allo studio dei personaggi, dalle scenografie alle musiche, è tutto italiano.
Talentuosi disegnatori, animatori, grafici, artisti digitali, musicisti e doppiatori si sono lasciati guidare e coinvolgere di buon grado in questa sfida che poteva sembrare folle e sconsiderata, ma che al contempo è stata vista come una boccata d’aria fresca nel panorama dell’animazione cinematografica italiana.

Un progetto nato dalla voglia di fare qualcosa di diverso, qualcosa di appagante da un punto di vista creativo. La stessa scelta di utilizzare l’animazione come mezzo espressivo è stata dettata dal desiderio degli autori di liberare la loro creatività dai vincoli e dalle limitazioni di budget che di solito affliggono le opere prime. Solo in un film d’animazione, infatti, una scena ambientata nello spazio con astronauti, navicelle spaziali e satelliti ha pressappoco lo stesso peso, in termini di costi e di lavoro, di un dialogo tra padre e figlio in una cameretta. Così, con il desiderio di raccontare avventure dimensionali e traffici suburbani, è stato svolto un lavoro enorme di preparazione tecnica e di studio che permettesse con il minimo sforzo di creare il maggior numero possibile di personaggi e di ambientazioni, per consentire a tutti i professionisti coinvolti di poter influire con le proprie idee sul risultato finale.

Questo lungo lavoro è nato da un disegnino fatto a cena da Puccio, su un tovagliolo, che Skanf ha provveduto immediatamente ad arricchire di un contesto narrativo irresistibile. Lentamente hanno preso forma i personaggi, lo stile visivo, le bozze di luce e colore, grazie al lavoro del team di Canecane, la società di effetti visivi e animazione di Giuseppe Squillaci, presso la quale, grazie al continuo ricambio di lavori per cinema e tv, è stato possibile attingere tra i migliori talenti del settore.
I personaggi sono nati dalla matita infallibile di Andrea Minella e studiati sulla base di semplici forme geometriche, che con la combinazione di pochi elementi personalizzati (capelli, naso, vestiti), possono trasformarsi in qualsiasi personaggio inventato o ispirato alla realtà.

Le scenografie progettate in 3d e realizzate a mano o in digitale da Paolo Maddaleni e dal suo manipolo di coraggiosi, sono più di 600 e raccontano in maniera sintetica ed evocativa la Roma monumentale e quella sconosciuta delle periferie, lo spazio siderale e l’inferno, le camerette dei bambini e le cantine infestate dai fantasmi.

La storia scritta da Luca Scanferla e Giuseppe Squillaci è stata sceneggiata con l’amichevole collaborazione di Federico Moccia, che con la sua esperienza ha fatto da garante per gli accordi di coproduzione internazionale.
Massimo Alberto Croce ha invece accompagnato il film nel territorio oscuro del montaggio, assemblando inizialmente degli schizzi realizzati da Gianluca Greco, sostituendoli di volta in volta con storyboard sempre più dettagliati, con gli animatic, con le prime bozze di animazione, sincronizzandoli con le improbabili voci guida incise dagli autori e sostituite infine dalle brillanti interpretazioni del cast vocale.

Le musiche originali, scritte da Georges Pascal Marchese, Alessandro Cagnizzi e Marco Dalla Chiesa sono un originale e bellissimo intreccio di musica orchestrale e heavy metal. La canzone dei Superobots, “Tu sei Amico Mio”, composta appositamente per il film, è invece un sogno che diventa realtà per tutti quelli che, come noi, sono cresciuti negli anni ’80 con i cartoni animati giapponesi: incontrare Douglas Meakin, voce delle più famose canzoni di quegli anni, in un corridoio di Sound On durante le sessioni di doppiaggio, è stata un’emozione incredibile, sbocciata poi in una entusiasmante collaborazione artistica con lui e i suoi musicisti. Chiude il film la canzone del gruppo emergente romano Game Zero, “The City With no Ends”, anche questa scritta appositamente per il film e diventata un piccolo successo nel panorama heavy metal europeo.

Per quanto riguarda l’immaginario e la dimensione narrativa, quella che abbiamo voluto raccontare in “East End” è una realtà complessa e in continuo mutamento, che la politica, non solo italiana, ancorata a vecchi schemi e a dinamiche ormai superate, fatica a comprendere e affrontare. Una politica che annaspa, incapace d’intercettare le necessità di una popolazione sempre più sfiduciata e frustrata. È in quest’ottica che la tragica morte del coraggioso astronauta diviene un’efficace metafora della fine non solo del “sogno americano”, insediato da Trump e dalle sue politiche becere e reazionarie, ma dei sogni e delle speranze di un’intera generazione. È sempre in questo contesto più ampio che la scena del povero signor Bonifaci picchiato dalla polizia, trascende ogni riferimento alle tristi vicende italiane, dal G8 al caso Cucchi, per assurgere anche in questo caso a metafora del difficile rapporto, spesso conflittuale se non addirittura di aperta contrapposizione, tra il cittadino e le istituzioni che, incapaci di affrontare le cause del disagio dilagante, si accaniscono con insensata ferocia sui sintomi.
East End” è un film dove l’amicizia, la tolleranza e l’accettazione della diversità risultano essere le uniche risposte sensate in un mondo governato dalla stupidità, dall’egoismo e dall’integralismo.

Skanf & Puccio