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Note di regia di "Acqua di Marzo"


Note di regia di "Acqua di Marzo"
Il regista Ciro De Caro
"Acqua Di Marzo" si può definire una commedia sentimentale, in cui si affrontano vari temi e vari aspetti psicologici dei “GIOVANI ADULTI”, delle coppie ai nostri giorni, dei figli che non riescono a smettere di essere figli anche se in apparenza sembrano maturi e indipendenti, dei genitori che non riescono a smettere di essere “GENITORI”. Ma soprattutto, pur raccontando il presente, racconta il passato, racconta l’adolescenza, anche se non si vede, racconta come tante persone taglino i ponti con le proprie radici, per fuggire, apparentemente dalla provincia, in realtà da qualcosa che non riescono ad affrontare, da un mostro interiore, da un rimpianto, da un’adolescenza problematica che non è mai stata superata e che bisogna affrontare, prima o poi, per crescere veramente.
"Acqua Di Marzo" è un film che parla del coraggio di andare fino in fondo, delle tante piccole ipocrisie che ci raccontiamo per andare avanti e di come il tempo, prima o poi, ci metta tutti con le spalle al muro. Parla dei figli che non riescono a smettere di essere figli anche se in apparenza sembrano maturi e indipendenti, dei genitori che non riescono a smettere di essere “GENITORI”. Parla di temi importanti, di fine vita, della prepotenza e invadenza della generazione che viene prima della nostra e che impedisce, per mancanza di fiducia, per un eccessivo senso di protezione, per avidità, alle nuove generazioni di provare, di sbagliare e di prendere in mano il futuro che gli appartiene. Il tutto raccontato in maniera realistica, naturale, cruda e soprattutto senza che “il tema” sia l’oggetto principale del film. Non mi piace raccontare i temi in maniera spudorata, ma preferisco (e credo sia più efficace) farli vivere, raccontarli in maniera velata, subliminale, nascosti tra le pieghe della vita reale dei personaggi così come avviene ogni giorno a tutti noi che spesso li sentiamo lontani ma invece li viviamo ogni giorno. Credo che certe cose vadano fatte “vivere” a chi guarda il film, e non “dette” o fargliele osservare da lontano in maniera da poterci mettere una distanza rassicurante. Vorrei che gli spettatori di questo film si possano rendere conto che i grandi temi si vivono ogni giorno anche se ci sembrano distanti. I grandi temi dipendono dalle nostre scelte quotidiane anche quando non ce ne rendiamo conto e crediamo che siano cose che accadono solo ad altri, e questo penso che si possa ottenere mostrando vite comuni, problemi comuni e semplici, persone “normali” in cui chiunque si può immedesimare.
Ma soprattutto, pur raccontando il presente, "Acqua Di Marzo" racconta il passato; quel passato da cui si fugge come da un mostro interiore senza volerlo affrontare, da un rimpianto, da un’adolescenza problematica che non è mai stata superata e che bisogna affrontare, prima o poi, per crescere veramente. "Acqua Di Marzo" parla di sogni mai realizzati e di come ci si racconta, ogni giorno, una bugia su quanto si è contenti e soddisfatti della propria vita, anche se non è affatto così; di incomunicabilità, rimpianti, immobilismo, paure che ci fanno restare attaccati per tutta la vita a qualcosa che non vogliamo essere.
Si possono affrontare paure, provini, e anche una vita da ragazza madre, ma bisogna avere il coraggio di ritornare indietro, di ripercorrere le tappe che abbiamo saltato senza prendere quella falsa scorciatoia che ci ha fatto perdere la direzione, e chiudere i conti con il passato senza trucchi e senza inganni. Con i propri genitori e con i propri mostri.
Credo che con la narrazione non lineare dei fatti di questa sceneggiatura, facendo avanti
e indietro nei mesi, negli anni, si evidenzi di più il groviglio di collegamenti, apparentemente insignificanti, tra passato e presente, che ci influenzano e ritornano presentandoci il conto delle nostre ipocrisie e delle bugie che ci raccontiamo. Il montaggio fatto di Jump Cut contribuisce ad aumentare il realismo nella narrazione e nella messa in scena, un po’ come se stessimo osservando di nascosto la discussione che sta avvenendo al tavolo del ristorante accanto al nostro, e seguiamo il discorso solo nei momenti interessanti.
Amare è lasciare andare; una mamma morente diventata l’unica ragione di vita, un vecchio pallone custodito come un cimelio inutile, la paura che ci impedisce di vedere che abbiamo vissuto una vita che non ci piace; o se stessi, per un po’. “i cinesi usano la stessa parola per dire sia crisi che opportunità”, e solo quando riusciamo a capire cosa significhi veramente questa cosa riusciamo a comprendere che “per fare un passo avanti, bisogna perdere l’equilibrio per un attimo”.

Ciro De Caro