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LOCARNO 70 - Bilancio del cinema italiano


LOCARNO 70 - Bilancio del cinema italiano
I Pardi d'Oro e d'Argento
Alla settantesima edizione del Locarno Festival la cinematografia italiana in fase innovativa ha marcato la sua presenza con 15 film tra lunghi, corti e documentari e tre coproduzioni. Apripista di peso “Due soldati” passato sul maxischermo di Piazza Grande nel prefestival. Il ritorno di Marco Tullio Giordana a 37 anni dal suo Pardo d’oro (Maledetti vi amerò) è stato ben accolto dal pubblico e dalla critica.

La ben fornita presenza ha annoverato lungometraggi già visti e apprezzati come “Sicilia”, “Dalla nube alla resistenza” di Jean-Marie Straub, “Un’ora sola ti vorrei” di Alina Marazzi che ha tenuto
a battesimo, prima dell’inizio dell’edizione, il GranRex, sala storica di Locarno, “La pazza gioia” la
commedia della giocosa pazzia di Virzì, gran successo di pubblico. Tra i film nuovi invece spiccano per l’interesse che hanno destato e gradimento di pubblico: la commedia nevrotica al femminile “Amori che non sanno stare al mondo” di Francesca Comencini (già recensito per Cinema Italiano), in prima mondiale “Surbiles” di Giovanni Columbu nella sezione Signs of Life, che indagando su leggende e credenze sarde porta allo schermo in modo antropologico e ben strutturato figure di donne buone e cattive che diventano Surbiles ed esercitano poteri magici, benefici e malefici.

Nel Fuori concorso sono stati presentati “Granma”, un corto di Daniele Gaglianone e “Ibi” di Andrea Segre. Per la prima volta in Europa un film interamente basato sull’auto-narrazione diretta e spontanea di una donna migrante, che racconta sé stessa e la sua Europa ai figli rimasti in Africa. Tra i corti anche “Per una Rosa” un film semplice, breve e poetico che ci immerge nel mondo di Marco Bellocchio.
Nei Pardi di domani il naturalistico cortometraggio “Fine di un amore” di Alberto Tamburelli che filma la storia tormentata di una coppia di animalisti. In Cineasti del presente c’è stata una piacevole scoperta con “Easy” storia lunare e dall’umorismo amaro di Isidoro, ex campione di go-kart che deve rinunciare allo sport amato in quanto la sua stazza non gli permette più di entrare negli abitacoli delle piccole vetture. Easy è un movimentato lungometraggio on the road con Isidoro (un surreale Nicola Nocella) e una bara dall’Italia all’Ucraina.

Sempre in Cineasti del presente, che a Locarno in ordine d’importanza viene dopo il Concorso internazionale, singolare il “Monte delle formiche” di Riccardo Palladino che partendo dal fenomeno naturale che si manifesta ogni anno l’8 settembre con l’ accoppiamento di migliaia di
formiche e la morte di tutti i maschi sul sagrato della chiesa, un tempo chiamata “Santa Maria
Formicarum”, fa una riflessione escatologica sul genere umano.
In “Italian Cinema at 70th Locarno Festival”, un insieme di lavori cinematografici dalle molte sfaccettature stilistiche e di generi, fuori concorso, trova posto anche “Anatomia del miracolo” di Alessandria Celesia, su Napoli patria dei miracoli.

Unico lungometraggio italiano nel Concorso Internazionale è stato “Gli Asteroidi”, opera prima del regista, autore e attore bolognese Germano Maccioni presentato l’11 agosto. I vagabondaggi di Pietro e Ivan due adolescenti attardati, ribelli a tutto, in paesaggi desolati e grigi di fabbriche chiuse, che vivono di espedienti e di furti in particolare nelle chiese, tanto da essere targati con l’appellativo di “banda dei candelabri”, a questi bisogna aggiungere Cosmic, l’amico strambo, costituisce la parte essenziale del lungometraggio. È prorio Cosmic, l’uomo delle stelle, con le sue visioni apocalittiche e previsioni catastrofiche dell’annientamento della terra da parte di un asteroide, a dare forza espressiva e a rendere in parte credibili le vicende dei due protagonisti Riccardo Frascari e Nicolas Balotti, attori non professionisti, spalleggiati da Pippo Delbono e Chiara Caselli, filmate in modo sfilacciato e confuso .
Gli Asteroidi è un lungometraggio non riuscito, lodevole nelle sue intuizioni narrative che malauguratamente restano in embrione. In conclusione, il cinema italiano, quello nuovo, a Locarno c’era e bene, però è mancata l’opera con la marcia in più per fare la differenza ed marcare la rinascita.

13/08/2017, 13:22

Augusto Orsi

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