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Note di regia del film "I più Grandi di Tutti"


Note di regia del film
“Tutto ciò che è troppo stupido
per essere detto, viene cantato
”
(Voltaire)

"Puoi essere lo sfigato più sfigato del paese, ma
se sei in una band diventi super-mega-giga!
"
(Jack Black in “School of Rock”)


E’ da una vita che aspetto di vedere un film italiano su un gruppo musicale; non intendo un documentario, e nemmeno una biografia, ma una commedia di fantasia che racconti le disavventure di musicisti spiantati, alle prese con l’utopia del rock’n’roll. Come in quei meravigliosi film con i quali varie generazioni sono cresciute: “The Blues Brothers”, “The Commitments”, “Almost Famous”, e tanti altri. Ma, come dicevo, in giro non ne ho visti. Quindi, ho deciso di farlo io.
Sono portato, per formazione, a stare alla larga dalla retorica in cui si rischia di sprofondare quando si parla di rock; al contrario, ho voluto trattare l’argomento in maniera spiritosa, scrivendo questa storia che parla dei Pluto, un gruppo musicale di provincia come tanti, che ormai da dieci anni si è sciolto e poi si è perso nell’oblio della vita di tutti i giorni, della vita adulta. Quattro bischeri, frustrati e buoni a nulla, che, grazie alle attenzioni di un appassionato ammiratore, scoprono di essere stati per qualcuno più importanti dei Rolling Stones. E forse non solo per lui.
Questo ammiratore, che è un ragazzo dolcissimo ma complicato, da ricatto vivente ci appare sempre più maturo, più determinato e a proprio agio con la vita di quanto lo siano i quattro dei Pluto messi insieme.
La mia intenzione è stata quella di realizzare una commedia divertente ed energica, dove la musica non è solo lo sfondo della storia, ma ha un ruolo fondamentale nel percorso umano dei protagonisti. Al batterista Loris, che è il rintronato io narrante di questa storia, per esempio, darà modo di conquistarsi un po’ d’ammirazione da parte di un figlio che dimostra scarsa considerazione di lui; per l’imbronciato chitarrista Rino, sarà l’occasione per acquistare quella fiducia in sè stesso che non ha mai avuto. Per l’immaturo Mao e l’incoerente Sabrina, rispettivamente cantante e bassista, l’occasione per chiudere finalmente i conti con una stagione, quella dell’adolescenza, a trentacinque anni suonati, anche se con esiti differenti.
L’ambientazione è quella di una cittadina della provincia industriale toscana dei giorni nostri, come Rosignano Solvay , Piombino o Pontedera, una versione nostrana di certe cittadine industriali inglesi come Liverpool, o Manchester, che sono state la scenografia ideale dell’immaginario rock negli anni ‘70. Quella delle foto di Kevin Cummins e delle storie di Ken Loach.
Una commedia rock all’italiana quindi, con dei protagonisti un po’ rozzi ma anche simpatici e un pochino patetici, che cerca anche di affrontare temi delicati come la disabilità, con leggerezza e anche ironia, ma anche di andare a curiosare nell’intimità di un bambino che scopre inaspettatamente di avere un babbo di cui essere orgoglioso.
Un’ultima cosa: il sottoscritto, come gli intronati protagonisti di questa storia, ha un lungo passato da musicista rock, e ritiene quindi di avere una certa esperienza in materia. D’altronde, chi è che non ha mai suonato in un gruppo rock.

Carlo Virzì