I viaggi di Roby

CANNES 67 - "Più Buio di Mezzanotte"


Nato a Catania, classe 1983, Sebastiano Riso, è l’esordiente che ha visto il suo film selezionato dalla "Semaine de la critique".


CANNES 67 -
È stato il primo italiano a vedere proiettata la propria opera alla 67esima edizione del festival. Laureato in cinema a Roma, Sebastiano Riso, lavora in team con Stefano Grasso e Andrea Cedrola con cui ha anche scritto questo suo primo lungo per il cinema. Lo abbiamo incontrato a Cannes a poche ore dalla proiezione ufficiale:

Come è nata l’idea del progetto?
"Volevo raccontare l’emancipazione e la formazione di un adolescente, ma fin da subito sono stato cosciente che per affrontare questo tema dovevo confrontarmi col mio passato, il mio percorso di raggiungimento della consapevolezza, e naturalmente con la mia esperienza di spettatore".

Quali sono le tue fonti d’ispirazione cinematografica?
"Sono diversi gli autori che hanno contribuito a trasformarmi nella persona che sono oggi, ancor prima che nel regista che sono diventato. Autori come Rossellini, Truffaut, Tarkovskij e Gus Van Sant. "Germania anno zero" e "Elephant" sono titoli che dimostrano che se si sceglie un adolescente come protagonista del proprio film bisogna essere del tutto sinceri. Per me significa avere rispetto dell’attore davanti alla macchina da presa, nel mio caso per di più un esordiente, che ho seguito e supportato per tutto il film scegliendo uno sguardo preciso: quello che vede lui in ogni scena doveva essere necessariamente quello che vedevo anche io".

Pur raccontando una storia con picchi di drammaticità hai deciso di trattare protagonisti e spettatori con un tatto particolare, molto raro in storie come questa. Perché?
"
Avevo in testa il comandamento di Godard per cui “ogni carrello è una questione di morale”, così anche nella scena più cruda ho optato per girare intorno a Davide, sfiorandolo invece di stargli addosso. Non volevo usare per scandalizzare. E di certo non volevo approfittarmi di lui nemmeno per un singolo fotogramma".

In che modo hai scelto, il protagonista Davide Capone?
"Dopo 9mila provini, perché l’ottanta per cento della riuscita del film dipendeva dal personaggio di Davide e quando ho incontrato lui, ho subito capito di aver trovato quello che ci voleva. Anche qui ho seguito uno dei miei maestri, Truffaut quando rimase folgorato da Jean-Pierre Léaud per I 400 colpi".



Da Cannes Valentina Neri

17/05/2014, 09:44