I Viaggi Di Roby

France Odeon





13. Edizione France Odeon

Giovedì 28 ottobre
ore 18.45 Cerimonia di apertura
Ore 19.15 Illusions perdues di Xavier Giannoli con Benjamin Voisin, Cécile de France, Vincent Lacoste. “Portare al cinema un classico della letteratura non è un'impresa facile. Se poi l'ambizione è così smisurata che viene preso di mira uno dei capolavori di Balzac, ambientato nella Parigi del XIX secolo, che necessita di ricostruzioni scenografiche imponenti, costumi di buona fattura, acconciature ben curate, comparse selezionate e tutto il resto, allora il rischio si accresce”. Per il regista Xavier Giannoli, il suo sceneggiatore Jacques Fieschi, il giovane attore protagonista Benjamin Voisin, l'attrice Cecile de France, il produttore Olivier Delbosc, e per tutta l’équipe del film, invece, le illusioni non sono affatto perdute ma diventano opportunità di successo con un'opera ben riuscita, presentata in concorso alla 78esima Mostra di Venezia” (FRM)

Venerdì 29 ottobre
ore 17.00
Les îles de Napoléon, di Marie-France Brière. A Duecento anni dalla sua morte, l’Imperatore torna alla ribalta. Tutti hanno scritto di tutto, evocato l’ascesa e la discesa del corso. I più si sono soffermati sull’uomo politico, padre del codice civile. Ma nessuno si è mai interessato alle isole che sono state teatro del suo destino. Marie-France Brière, sulla traccia del Mémorial dettato da Napoleone a Emmanuel de Las Cases durante i suoi ultimi giorni, ha ripercorso la vita di Bonaparte visitando una dopo l’altra proprio quelle isole, tappe fondamentali della sua storia. Dall’île de la Cité, che ne vide la consacrazione, verso l’Elba, luogo d’esilio. Qui “l’imperatore di Francia” si proclama “re dell’isola”, ricreando una reggia in piccolo dove tutto è sontuoso fuorché il letto da campo, che il Napoleone soldato non abbandona. Ed ancora l’île di Aix, che gli fu fatale, fino a Sant’Elena, ineluttabile 5 maggio. Interviste, luoghi aperti sulla Storia, vedute mozzafiato per imparare qualcosa di nuovo. A seguire D&R con Marie-France Brière
ore 19.00
Chère Léa, di Jérôme Bonnell con Grégory Montel, Anaïs Demoustier, Grégory Gadebois
Pensare una storia che ruoti intorno a una lettera scritta a mano, nei tempi in cui tutti comunichiamo con le email, gli sms, le chat, può sembrare poco contemporaneo e, addirittura démodé, l’idea di farne un film. Forse è vero che per entrare in Chère Léa bisogna staccare gli occhi dallo schermo del proprio smartphone, aspettare un poco, riprendersi i tempi del battito del cuore e lasciarsi coinvolgere dalla passione di Jonas (Grégory Montel) per Léa (Anaïs Demoustier) che è, come tutte le passioni, atemporale. In questo senso il regista e sceneggiatore, Jérôme Bonnell, usano un pretesto per raccontarci il suo mondo, i suoi personaggi, descrivendo dall’interno un angolo di Parigi, per l’esattezza uno dei suoi classici bistrot, e l’umanità che gli ruota attorno.
D&R con Anaïs Demoustier, Gregory Montel, Jérôme Bonnell
Ore 21.45
Les amours d'Anaïs, di Charline Bourgeois-Tacquet con Valeria Bruni Tedeschi, Anaïs Demoustier,
Denis Podalydès,
Introducono Anaïs Demoustier e Charline Bourgeois-Tacquet
Sulle note al piano di Nicola Piovani la ragazza corre, senza quasi toccare terra, non va al passo ma piuttosto al trotto, simile a un puledro irrequieto. Ha fretta di vivere, non si ferma di fronte a niente e nessuno: fidanzati, amanti, gravidanze, madri malate o professori accomodanti, affitti da pagare o incendi domestici. Finché, all’improvviso, accade qualcosa che riesce a turbarla. Per una volta tace, lei che parla sempre e spesso a sproposito. Charline Bourgeois-Tacquet costruisce sulla Demoustier un film che odora di fiori e di mare, e racconta con leggerezza e humour una storia di passioni e seduzione che vede in scena Denis Podalydès e una determinante Valeria Bruni Tedeschi.

Sabato 30 ottobre
ore 16.30 Les lendemains de veille di Loïc Paillard, 90 min, v.o. sott ita
Anche quella di scoprire i talenti che si esprimono con film indipendenti a basso budget è una delle funzioni fondamentali di un festival. Grazie a Jean-Louis Livi, affezionato amico di France Odeon, abbiamo visto alla fine di agosto Les lendemains de veille, ancora in lavorazione, e ci è sembrato appropriato proporlo al nostro pubblico in anteprima internazionale.
Un gruppo di amici, Valérian Behar-Bonnet, Étienne Beydon, Bérénice Coudy, Denis Eyriey, Natacha Krief, Lucile Krier, François Pouron, Marica Soyer che hanno mancato il sogno di vivere in comune in una casa di campagna, si ritrovano alcuni anni dopo, proprio in quel luogo, convocati da un notaio (Dominique Besnehard), per aprire il testamento di uno di loro prematuramente scomparso. .
A seguire D&R con Jean-Louis Livi, Xavier Plèche, Marie Carrot, Loïc Paillard, Lucile Krier
ore 19.15
L’Homme de la cave, di Philippe Le Guay con François Cluzet, Jérémie Renier, Bérénice Bejo
Introducono Philippe Le Guay, Anne Dominique Toussaint, Bérénice Bejo
La cantina contiene vino, vecchie cose da buttare, spettri del passato pronti ad essere risvegliati. L’uomo che la vuole comprare, solo David (Jérémie Renier) sa perché, ispira inizialmente fiducia, forse non simpatia ma certo umana compassione. Ma quel margine di dubbio su Mr Fonzic (strepitoso François Cluzet), all’improvviso, deflagra come una bomba. Un ingorgo nel traffico ed è già troppo tardi: per legge la cantina è sua. Quel luogo non luogo, quell’antro segreto nel bel mezzo del condominio, diventano la porta verso l’inferno dei sentimenti. Antisemitismo, una coppia che si scoppia (accanto a David c’è Hélène, intensa Bérénice Bejo) e una famiglia che vacilla. Il nemico ormai è tra noi, come la macchia d’umido sul soffitto o quella brutta ferita alla mano che si infetta. Girato a colori con l’intenzione del bianco e nero, tra omaggi visivi a Fritz Lang e echi letterari di Poe, l’opera di Philippe Le Guay ben svolge il difficile tema di raccontare il negazionismo, sottraendosi a finali scontati. La cantina è sempre laggiù, chissà, un giorno…
ore 22.15
Serre-moi fort di Mathieu Amalric con Vicky Krieps, Arieh Worthalter, Anne-Sophie Bowen-Chatet
Morire, dormire. Forse sognare. Risulta pressoché impossibile raccontare di un film che si costruisce fotogramma su fotogramma, sequenza dopo sequenza. Che cambia ad ogni scena, che sfugge alle aspettative. Un film intensamente voluto dal suo regista, Mathieu Amalric, che per realizzarlo ha adattato una pièce teatrale di Claudine Galea, sfidando ogni legge di montaggio, ribaltando i cliché narrativi.

Domenica 31 Ottobre
ore 16,30 Mon Légionnaire, di Rachel Lang con Camille Cottin, Louis Garrel, Aleksandr Kuznetsov.
Introduce Rachel Lang
Al suo secondo lungometraggio, Rachel Lang si avventura in un territorio poco frequentato dal cinema: la condizione delle mogli dei soldati in Corsica, arruolati nella Legione straniera. Partenze, ritorni, la difficoltà di riprendere ogni volta un rapporto di coppia interrotto da una parentesi di sei mesi che per gli uomini è sul campo, per le donne riempita da figli, lavoro, quotidianità. Da una parte ci sono Maxime (Louis Garrel) e Céline (Camille Cottin), capitano lui e avvocatessa lei, in parallelo Nika (Ina Marija Bartaité) e il soldato semplice Vlad (Aleksandr Kuznetov). Lang, molto a suo agio nelle scene militari, ne fa tuttavia un uso equo e garbato, di potente contrappunto. La sequenza finale, un rap che diventa danza rituale, vale il film.
ore 19.00
Amants di Nicole Garcia con Stacy Martin, Pierre Niney, Benoît Magimel
“Amanti” e basta. Un titolo netto, senza fronzoli, come la storia scritta dalla regista con il suo fedele sceneggiatore, Jacques Fieschi. Un noir che, oltre ad essere il genere di riferimento del film, richiama il colore che connota la fotografia e riproduce l’oscuro lato dell’amore che unisce Lisa (Stacy Martin) a Simon (Pierre Niney). La torbida passione che li lega dall’adolescenza si trasforma in un addio quando Simon entra nel giro dei locali notturni alla moda. Si rincontreranno casualmente tre anni dopo, quando Lisa è diventata la moglie di Leo (Benoît Magimel), un uomo molto più grande di lei che le dà tanta sicurezza, ma scarso amore. Come nella migliore tradizione del genere, la triangolazione diventa l’elemento centrale della trama e lo strumento indiretto per parlare della realtà di oggi.
Introducono Nicole Garcia e Stacy Martin
ore 21.45
La fracture, di Catherine Corsini con Valeria Bruni Tedeschi, Marina Foïs, Pio Marmaï
Raf (Valeria Bruni Tedeschi) non accetta che la sua compagna Julie (Marina Foïs) abbia deciso di lasciarla dopo anni di convivenza. Questa frattura privata, che si consuma tra le mura domestiche di un bell’appartamento parigino, è lo spunto per raccontare un’altra frattura, quella pubblica, sociale, determinatasi in uno scenario più vasto che sono le vie e le piazze della città, in una giornata di scontri tra la polizia e i gilet gialli.

Lunedì 1 Novembre
ore 16.00
Les Choses Humaines di Yvan Attal, con Ben Attal, Suzanne Jouannet, Charlotte Gainsbourg
Yvan Attal torna dietro la cinepresa per affrontare uno dei nodi più scottanti dell’oggi: la violenza sessuale. Si riaffida alla sua talentuosa famiglia di attori (Charlotte Gainsbourg e il figlio dei due, Ben, che rischia di esplodere, bello e bravo com’è), affiancati dall’ottimo Mathieu Kassowitz e da un vecchio fuoriclasse che di nome fa Pierre Arditi. Nella Parigi ricca ed intellettuale i ragazzi studiano negli States e quando tornano a casa si divertono alle feste, bevono molto più che champagne, tirano di coca e scommettono volgarmente sulle conquiste di una notte. Ma il passo tra il gioco e la tragedia è piccolo, le conseguenze per contro infinite. E c’è di più: la ragazza che denuncia è figlia del nuovo compagno della madre dell’accusato, le famiglie allargate si chiudono a riccio, tutto cambia. Ma chi ha ragione?
ore 19.30
Premiazione, consegna premi, saluti istituzionali
Cette musique ne joue pour personne di Samuel Benchetrit con François Damiens, Ramzy Bedia, Vanessa Paradis, 107 min, v.o. sott ita, I WONDER PICTURES)
L’impatto della cultura, declinata in ogni sua forma, la sua capacità di combattere la violenza ancor prima dell’ignoranza, sono al centro di quest’opera spiazzante, divertita e divertente, firmata dal talentuoso Samuel Benchetrit che la definisce “una commedia assurda e poetica” e ammette echi autobiografici tra le pieghe di una storia di dolorosa emarginazione (resa credibile da un cast corale ed eterogeneo, tutto da godere). Al porto di Dunquerque i ragazzi non scherzano, hanno le idee chiare sulle leggi del mercato e le “buone” abitudini sociali, per spiegarsi non usano la dialettica, anche se, sotto sotto, ognuno di loro ha un cuore grande. Poi qualcosa accade e tutto assume toni inimmaginabili: il sangue resta, ma si tinge del rosso del sipario.