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Note di regia del film "7 Km da Gerusalemme"


Note di regia del film
Un ciak del film "7 Km da Gerusalemme"
Il film intende essere un ragionamento sulla condizione dell’uomo occidentale.
Le recenti vicende drammatiche sono una chiara metafora del cambiamento, dell’evoluzione di una condizione verso un’ulteriore più profonda e sempre meno decifrabile insicurezza.
La storia viene raccontata attraverso la figura di Alessandro Forte, personaggio doloroso, angosciato ma curioso, umano e alla fine ottimista che ha davvero la possibilità di identificare ogni essere umano.
Alessandro ha perso famiglia, lavoro e dunque anche identità.
Vive a Torino, immerso nel lavoro e nella frenesia del produrre ma non vi si riconosce piú e ricerca se stesso nei luoghi storici della città, come a scavare inconsapevolmente nelle sue origini.
Improvvisamente qualcosa di sovrumano, misterioso, miracoloso, irrompe di colpo nella vita di tutti i giorni…
Alessandro si ritrova inspiegabilmente sulla strada che da Gerusalemme conduce a Emmaus quando compare di punto in bianco un personaggio che dice di essere Gesù Cristo.
Tra una visita alla valle del Giordano, all’antico presidio romano dell’Ecce Homo e una passeggiata al Giardino del Getsemani e al Monte degli Ulivi si intersecano tre parabole moderne che descrivono i valori su cui si basa la società attuale evidenziandone la crisi. Infatti le vicende umane raccontate, seppur quotidiane, analizzate al cospetto di Gesù, assumono una dimensione universale raggiungendo tutti indistintamente.
Il Gesù rappresenta certamente la sua coscienza, ma anche la sua speranza.
Alessandro è una sorta di laico-credente, finora ha portato avanti la propria ambiguità e le proprie contraddizioni, peggiorate adesso dal ritrovarsi solo e… con più passato che futuro. Il Gesù forse esiste, forse non esiste. Forse, appunto, è solo l’espressione delle sue paure. Però il Gesù risponde a domande precise con risposte precise e forti, sconcertanti e inedite, accredita certi dubbi e idee dell’umano, ma anche queste risposte potrebbero nascondersi nella “memoria non ricordata” di Alessandro. Insomma, il grande dubbio è sempre vivo.
Quando Alessandro crede di avere una certezza ecco che viene di nuovo messa in discussione.
Il Gesù a poco a poco assimila il proprio linguaggio a quello dell’uomo e a volte pare addirittura contraddire se stesso rispetto alla “comunicazione” e alla morale di quando venne venti secoli prima.
Il Gesù è disponibile, attivo e appunto autocritico. E’ tornato perché si è reso conto che ci sono cose da cambiare. Ci è molto vicino, come forse non è mai stato.
I discorsi e i valori in gioco sono elevatissimi. Ci troviamo di fronte a uno specchio che rivela la nostra essenza dopo duemila anni di storia.
Alessandro dopo la “purificazione” torna a casa e riprende la sua vita, ritrova ciò che aveva perduto.
Alla fine trova la cagnetta: potrebbe essere la sua Viola, potrebbe non esserlo. Sta ad Alessandro credere in una cosa o nell’altra. E starà a chi vedrà il film: secondo la propria intelligenza o la propria fede, se fede c’é.
Il film partendo da un presupposto laico attraversa la religione cattolico-cristiana e vuole essere un tentativo di attenzione, una speranza verso un destino che va riconsiderato e ricomposto.

Claudio Malaponti