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Note di regia del documentario "Oltre
la Paura, Bruno Contro la Mafia"


Note di regia del documentario
Non mi interessava solamente fare un film sulla Mafia.
Quello che mi ha colpito in Bruno Piazzese è l’aspetto universale della sua storia. Una persona normale, comune, che quasi da un giorno all’altro si trova a fare una scelta decisiva per la sua vita: accettare le condizioni della Mafia, quindi pagare il pizzo in cambio di una vita apparentemente "tranquilla e protetta", oppure denunciare la Mafia rinunciando ad una vita normale, nella speranza di poter vivere indipendente dal potere mafioso.
Bruno ha scelto di essere libero. Anche a costo del rischio altissimo.
Man mano che trascorrevano i giorni di riprese con Bruno, cercando il modo migliore per raccontarlo in un film, mi accorgevo che il germe della Mafia lo possiamo trovare ovunque, non solo in Sicilia. Nella nostra quotidianità, molto spesso, accettiamo cose ingiuste semplicemente perché le diamo per scontate e subite da tutti. Bruno invece, non ha voluto subire il "sistema mafioso", regalandoci un importante esempio di coraggio. Alcune volte quel suo coraggio può quasi risultare insopportabile e fastidioso per quella parte di noi che, in situazioni molto meno pericolose, non ha saputo affermare i propri diritti.
Bruno invece ha continuato a lottare contro la Mafia con l’unica arma a disposizione: la parola contro l’omertà. In Sicilia, ancora oggi, poche persone hanno il coraggio di pronunciare la parola Mafia. Non è facile parlarne. Lui invece ha continuato, e continua a volerne parlare.
Osservando la sua vita sotto scorta, i numerosi sforzi e le numerose delusioni, mi chiedevo: Perché? Che cosa lo spinge a continuare? Me lo sono chiesto per tutto il tempo. Soprattutto quando vivevo con Bruno la paura di un attentato, di un’aggressione. Non ho trovato una risposta, ma ho voluto raccontare, senza troppe interferenze "artistiche" di sorta, il passo pesante, semplice, costante e determinato di un eroe di tutti i giorni, che ha scelto la strada della legalità.
Bruno non voleva sentirsi chiamare soltanto “vittima”, ma al contrario, ha voluto giocare un ruolo da “protagonista” della sua vita e della speranza di un futuro migliore per la Sicilia.
Oltre la paura, Bruno ha trovato soprattutto il diritto di essere sé stesso e di realizzare i suoi sogni.

Alberto Coletta