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Intervista al regista Andrea Deaglio sul documentario
"Nera - Not the Promised Land"


Intervista al regista Andrea Deaglio sul documentario "Nera - Not the Promised Land", che narra la storia di una ragazza nigeriana riuscita a "scappare" dalla vita di strada...


Intervista al regista Andrea Deaglio sul documentario
Andrea Deaglio e "Los Colombres"
Come è nata l'idea per la realizzazione del documentario "Nera - Not the Promised Land"?
Andrea Deaglio: L'idea è nata dal desiderio di raccontare una storia: quella delle ragazze nigeriane che si incontrano sulle strade di provincia e nelle periferie delle nostre città. Noi vediamo la facciata: ragazze nere in minigonna fosforescente. Ma dietro queste figure statuarie, c'è una storia, che è quasi sempre la stessa: una ragazza che parte dall'Africa per venire in Italia e si ritrova a vendersi in strada. Ma se una volta erano la novità nel mercato del sesso, oggi sono il discount. Per raccontare una storia Colombre Film utilizza la tecnica del ritratto documentaristico e non quella del reportage televisivo. Questo signifiica condividere con i nostri protagonisti un pezzo di vita, raccontandolo insieme, con complicità e semplicità e non rubare le immagini da una macchina in corsa o con telecamere nascoste.

Come hai consociuto "Nera" e come si è rapportata con la tua idea di girare un documentario sulla sua storia?
Andrea Deaglio: Nera l'ho conosciuta partecipando alle attività di un'associazione di volontariato che aiuta le ragazze immigrate, e in particolare le nigeriane costrette a prostituirsi, portando loro informazioni, sostegno e assistenza di base. Nera era appoggiata a un muro davanti alla fabbrica dell' Iveco di Torino. Poi con la collaborazione di Elena Perlino, fotografa che ha raccontato la sua storia insieme alla giornalista Emanuela Zuccalà, abbiamo rotto la barriera della diffidenza e cominciato a incontrarla al di fuori del suo "lavoro".

La storia di "Nera" è comune a molte donne provenienti da tutto il mondo, che sono costrette a prostituirsi. Cosa ne pensa del fenomeno della prostituzione in Italia?
Andrea Deaglio: La prostituzione è solo l'ultima tappa di un percorso lungo e complesso, ed è la faccia che vediamo noi, nelle nostre città. Ma queste sono storie che partono da molto lontano, fatte da principio di fame e di sogni, di ignoranza e di inganni, di viaggi incredibilmente lunghi che finiscono qui, sulla strada. E la strada, come dice Carmen Bertolazzi, che da anni lavora su questi problemi sociali, non è un buco nero. Non è solo violenza. E' un luogo con un'umanità tutta sua, dove si incontrano anche le paure dei giovani e le solitudini dei vecchi. E un'insospettata solidarietà.

"Nera" dice alla fine del film "questa non è la terra promessa". Cosa ne pensa dell'Italia la protagonista del suo documenatario?
Andrea Deaglio: Per le ragazze nigeriane, al di là della strada, l'Italia è un paese pieno di difficoltà. A incominciare da quelle linguistiche. Per continuare con quelle dovute ai modi di fare, parlare e vivere. Qui ci sono due popolazioni lontanisime culturalmente, che fanno molto poco per conoscersi l'un altra. Da qui nascono le difficoltà.

Che vita si prostetta per "Nera"?
andrea Deaglio: Ora Nera è sposata con un ex cliente molto più anziano di lei. Lavora in fabbrica. Ma il lavoro è precario. Ed è duro. E non sempre la pagano. Però qualcosa ha messo da parte e riesce a mandare dei soldi ai suoi fratelli a casa, in Nigeria. E sua sorella vorrebbe raggiungerla in Italia...

Come ha scelto la colonna sonora del film?
Andrea Deaglio: La canzone finale l'ha composta Niccolò Lindo Bosio, che ha anche lavorato sul suono di tutto il documentario, conoscendo Nera e condividendo il lavoro in ogni sua fase.

Come ha curato l'immagine del documentario?
Andrea Deaglio: Le immagini sono state realizzate da Francesco Bordino e Niccolò Bruna, privilegiando i close-up e i dettagli, ricreando un universo visuale di colori e sfumature e cucendolo addosso alla sua protagonista.
Poi sono state curate in post-produzione dalla mano chirurgica di Pietro Luzzati.

Come è stato accolto il documentario nei Festival in cui ha partecipato?
Andrea Deaglio: Nella sua prima breve versione ("Nera - Welcome to my World") ha vinto qualche premio, fra cui quello graditissimo della comunicazione sociale della Comunità di Capodarco. E' stato richiesto dal Festival del Cinema Africano di Milano e poi è stato selezionato a Bellaria e a Genova. Ora proveremo anche all'estero. In genere suscita curiosità e domande sulla realizzazione...e anche qualche applauso!

Come sarà distribuito il film?
Andrea Deaglio: Colombre Film sperimenta una distribuzione indipendente tramite il sito internet www.colombre.it

Cosa ne pensa dell'attuale panorama cinematografico italiano?
Andrea Deaglio: Il documentario italiano è vivo e pieno di energie ed è un mezzo sano per raccontare storie che non si potrebbero conoscere altrimenti. E molte di queste storie meritano di essere diffuse e di arrivare al grande pubblico, ma la televisione italiana è ...quello che è e che sappiamo...del tutto incapace di cogliere queste energie vitali. Basterebbe poco: sicuramente ottenere gli spazi di quei programmi che registrano continui insuccessi. E poi la nostra televisione pubblica dovrebbe chiarire i criteri, dicendo una volta per tutte quanti e quali documentari acquistano, perchè il mercato in parte dipende da loro.

09/07/2008, 11:50

Simone Pinchiorri