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Note di regia del documentario "Antonioni su Antonioni"


Note di regia del documentario
Michelangelo Antonioni è una figura centrale nella cultura del Novecento, uno dei testimoni più lucidi della nostra epoca per avere saputo individuare e analizzare con le sue opere, attraverso un percorso solitario, originale e spesso trasversale, la “malattia dei sentimenti”, i problemi, le angosce, le paure dell’uomo nella società contemporanea.
Antonioni è un autore che ha attraversato il suo tempo, ma che è stato anche sempre fuori dal tempo, diventando un maestro di stile e un innovatore del linguaggio.
È da tempo che mi riproponevo di realizzare quest’opera costituita da immagini di repertorio, registrate im Lauf der Zeit, nel corso del tempo, rubate durante la loro messa in onda, raccolte e conservate nel mio archivio. Molti suoi significativi interventi a programmi e trasmissioni televisive in grado di fornire nell’insieme un ritratto inedito di Michelangelo Antonioni.
Interventi che coprono un arco di vent’anni, visti di sfuggita in servizi speciali o in finestre di programmi della RAI e da due estratti della penultima sua apparizione pubblica (nel dicembre 1985) al “Maurizio Costanzo Show” e dell’ultima intervista concessa a Gian Luigi Rondi, in occasione dei novant’anni del cinema, un giorno prima della malattia.
E allora, con la complicità del Dipartimento per il Cinema del Ministero per i Beni e per le Attività Culturali e della Cineteca di Bologna – il cui sindaco Renato Zangheri gli attribuì nel 1980 il suo massimo premio, l’Archiginnasio d’oro, relatore Roland Barthes con la sua celebre orazione “ Caro Antonioni…” – ho pensato che questo film, dopo più di quarant’anni di sodalizio con Michelangelo, fosse per me il miglior modo di ricordarlo e di consegnarlo con affetto alla moglie Enrica.
Scoprire e/o riscoprire le parole, i pensieri, le argomentazioni di Antonioni, e ascoltare oggi la sua voce dall’immutato accento emiliano, viva ma da lungo tempo lontana, è un’emozione forte e intensa.
Una rara testimonianza di un autore che dimostra, pur avendo consentito raramente di raccontarsi, di non essere mai reticente, nemmeno verso se stesso.
È il racconto di un Antonioni che riflette sul lavoro e sulla vita, che si mette continuamente in gioco, pronto a difendere con tenacia e con coraggio le sue scelte, con un occhio vigile e anticipatorio delle trasformazioni e del futuro: un ritratto di un Antonioni “intimo”, talvolta timido e imbarazzato davanti ai microfoni, anche severo ma poi subito disponibile, cordiale, gentile, ironico e spiritoso.
Ed è ancora una volta la Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia – proprio quella Mostra di cui lui è stato tante volte protagonista – a volerlo presentare per la prima volta, qui e ora, a un anno dalla scomparsa.

Carlo di Carlo