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Note di regia del film "Un Gioco da Ragazze"


Note di regia del film
Con "Un Gioco da Ragazze" ho cercato di realizzare una pellicola sul lato più oscuro dell’adolescenza contemporanea. È una generazione che mi sembra sfuggire al controllo: bombardati da impulsi di ogni tipo, dall’anarchia di Internet e da un vuoto emotivo spesso assoluto, i diciassettenni di oggi vivono in uno stato di anestesia emotiva, ribellandosi forse inconsciamente ad adulti che hanno dato loro tanta libertà e poco affetto. Ho tentato di mantenere un registro privo di filtri, cercando per quanto possibile di non commentare e non giudicare gli eventi che racconto. La m.d.p. si nasconde, sparisce accanto alle protagoniste come uno spettatore che silenziosamente assiste e partecipa alla storia: in questo modo vorrei aiutare chi guarda a liberarsi di ogni difesa, entrando direttamente nella vicenda raccontata, senza pensare al media cinematografico che separa gli spettatori dal film. Ascoltando i fatti di cronaca recente sono rimasto sorpreso da come oggi gli adolescenti siano in grado di sviluppare intelligenze fredde, estremamente lucide ed efficaci sul piano razionale, ma quasi sempre prive di un contraltare emotivo. È come se l’intelligenza dei ragazzi crescesse più di quella degli adulti, senza però lasciare il dovuto spazio all’educazione emozionale. Il risultato sono fatti di cronaca nei quali i giovani protagonisti stupiscono soprattutto per il distacco con cui riescono a gestire la violenza, facendoci supporre e sospettare che questa violenza faccia parte del loro mondo in modo molto più radicato di quello che crediamo.
Tutto questo è "Un Gioco da Ragazze".

Matteo Rovere