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Note di regia del film "Il Sangue dei Vinti"


Note di regia del film
Raccontare oggi, a distanza di decenni, una storia come Il Sangue dei Vinti ispirata al libro di Giampaolo Pansa, autore che ha "osato" fare luce su alcune stanze buie della Resistenza, sembra inopportuno.
Eppure la mia generazione si fatta unidea su ci che stata la guerra civile solo attraverso i racconti di genitori e parenti, oltre naturalmente che sui libri di storia.
Nel film si parla di Resistenza ma anche di Guerra civile, quindi di fratelli che uccidono i fratelli, come nel film "Il Vento che Accarezza lErba" di Ken Loach. Anchio da antifascista mi interrogo su quelle verit che abbiamo assunto come certe senza ombra di dubbio. Nessuno vuole riscrivere la storia n aggiornarla. Semplicemente, lontani da pregiudizi politici, e senza voler vilipendere avversari di qualunque colore essi siano, ho fatto un film che vuole toccare corde emotive diverse e pi profonde, con uno sguardo morale che vuole evitare
polemiche.
Sofocle ha scritto lAntigone sollevando il diritto alla sepoltura anche per il nemico vinto. Questo film inizia con la scena teatrale in cui Antigone chiede la sepoltura del fratello ucciso in battaglia. Essendo un vinto e non un eroe, il fratello
doveva restare insepolto, esposto ai cani. Come Antigone, il protagonista del film si muove anche per ritrovare e seppellire i resti di una sorella repubblichina, della quale non condivideva le idee. Come non condivideva quelle del fratello partigiano.
Ho adottato uno stile da combat film, senza attori patinati ne troppo pettinati, divise logore, tanti visi emaciati dalla fame.
La fame: oggi non la conosciamo ma vorrei che in ogni inquadratura ci fosse questa sofferenza.
Una fotografia livida, decolorata dove anche il sangue non riesce ad essere rosso ma quasi nero.
Un' ambientazione realistica anzi iperrealistica, cruda e molto definita in luoghi veri che hanno vissuto questa storia e ancora la respirano.

Michele Soavi