Festival Internazionale della Cinematografia Sociale \
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Note di regia del film "Due Partite"


Note di regia del film
Nascita del film
“Due Partite” è una commedia di Cristina Comencini che ha avuto un grande successo a teatro. Racconta due gruppi di donne (quattro mamme e le loro quattro figlie) in due momenti storici diversi: gli anni ’60 e i nostri tempi. I desideri, la vita, i figli, le difficoltà, i rapporti con gli uomini, con il lavoro e la famiglia sono raccontati con una leggerezza che nasconde un malessere di fondo che si trasmette dalle mamme “angeli del focolare” dei “favolosi” anni ’60 alle figlie “in carriera” dei nostri giorni. Scava nel sentimento di maternità, nel ruolo di madre, così naturale e scontato in passato e così difficile da affrontare oggi. E del mutamento del ruolo delle donne.
Nella prima messa in scena a Roma al teatro Valle tutti gli otto ruoli (madri e figlie) erano affrontati da quattro magnifiche attrici : Margherita Buy, Isabella Ferrari, Marina Massironi e Valeria Milillo. Dopo lo spettacolo, tra gli applausi e i complimenti, è venuta naturale parlando con Riccardi Tozzi e con Cristina Comencini pensare ad una trasposizione per il cinema di questo testo. Ci sono dialoghi brillanti, personaggi ben definiti, l’aria dei tempi, considerazioni profonde ma non didascaliche. Sembrava un testo già pronto per diventare film. Cristina disse invece di averci lavorato troppo, di non avere il distacco necessario, di esserci troppo dentro. “Perché non lo fai tu?” mi disse. “Hai sempre fatto film di uomini, forse è venuto il momento di affrontare l’universo femminile.”
Così è nata questa avventura.
Discutendo sui problemi della messa in scena ho subito pensato che dovevo rispettare il testo. Molti film sono tratti da testi teatrali ( Vanya sulla 42esima strada, Ameri-cani, 12, ecc.) e si basano sulla forza dei dialoghi e sulla bravura degli attori. Anche questa commedia ha il suo punto di forza sulle parole e sulla bravura di un cast di attrici strepitose. Ho cercato di valorizzare al massimo le loro qualità con il linguaggio del cinema, i dettagli, gli sguardi, i primi piani, il montaggio, la musica, i movimenti di macchina.
Innanzitutto c’era la scommessa di raccontare una storia tutta ambientata in un apparta-mento, poi il passaggio dagli anni Sessanta ai ’90, i cambiamenti di linguaggio ed estetica.
Quello che emerge in maniera evidente da questa storia, è che le mamme degli anni Sessanta, appartenenti alla media-alta borghesia dell’epoca, dovevano ancora conquistarsi tutta una serie di diritti che poi sarebbero arrivati con la rivoluzione culturale del ’68 e subivano le decisioni del marito, dei padri, in nome del concetto di famiglia e rispettabilità. Nonostante ciò, vivevano una stagione di grande energia e grandi cambiamenti, il boom portava con sé rinnovamento ed entusiasmo. Dietro questa patina di leggerezza e allegria, si nascondevano grandi dolori, che però, secondo i comportamenti dell’epoca, dovevano essere taciuti per preservare l’unità della famiglia. Quello che è venuto dopo ha dato alle donne maggiore dignità e libertà, soprattutto di lavorare, di gestirsi la propria vita, la propria sessualità, di non dover dipendere per forza dagli obblighi del ruolo di madre. Allo stesso tempo, però, sono subentrate altre dinamiche e difficoltà di natura più esistenziale, come trovare il proprio ruolo nel mondo, affermarsi e saper conciliare la propria carriera con la vita privata. Tra madri anni Sessanta e figlie dei nostri tempi i mutamenti sono stati evidenti, ma i problemi di fondo sono sempre quelli. Uno su tutti è rappresentato dal rapporto che le donne hanno con la maternità.

Il cast
La prima decisione che ho preso è stata quella di sdoppiare il cast, nel senso che, a teatro, le quattro attrici ricoprivano tutti i ruoli, mentre nella versione cinematografica ho pensato che le quattro figlie avrebbero dovuto essere quattro attrici diverse per avere un maggiore effetto di realismo. Questo mi ha permesso di lavorare con un gruppo di attrici straordinario. "Due Partite" è un film basato fondamentalmente sul lavoro delle attrici, sul testo e sulla recitazione. Le quattro attrici, che avevano rappresentato la prima messinscena di Due Partite, erano state talmente brave e convincenti che era naturale confermarle in blocco, con l’unica differenza che Valeria Milillo la sentivo più giusta nel ruolo di figlia, forse a causa della sua fisicità ancora molto ragazzina. Dall’altra parte, ho integrato il gruppo delle tre mamme (Buy, Ferrari e Massironi) con Paola Cortellesi, perché Paola, attrice straordinaria e piena di talento sia comico che drammatico, la sentivo molto più mamma anni Sessanta che figlia anni Novanta. Poi c’è stato il casting per le figlie e abbiamo scelto la Crescentini, la Pandolfi e la Rohrwacher, tre attrici giovani e bravissime. Uno dei motivi principali per cui ho accettato con entusiasmo questa avventura è stata l’idea di poter lavorare con un cast tutto al femminile e seguire le loro performance, vero punto di forza del film.

Il passaggio dal testo teatrale al film
Il testo teatrale aveva già un bel ritmo, era spiritoso e allo stesso tempo profondo. Naturalmente, passando dal teatro al cinema, abbiamo dovuto rendere i dialoghi e le battute più quotidiane e familiari. Il teatro accetta un certo tipo di enfasi nel testo, il cinema no. Il mio compito è stato pertanto quello di snellire i passaggi, le piccole cose che suonavano forzate e di muovere la scena con qualche intervento o accorgimento. Diciamo che il testo, all’ottanta per cento, è rimasto quello teatrale. Rispetto al teatro abbiamo sfruttato a pieno la possibilità che il cinema offre di giocare con la luce, i movimenti di camera, i primi piani e i piani d’ascolto, per cercare di addentrarci negli sguardi delle attrici.
Con Daniele Nannuzzi, il direttore della fotografia, abbiamo deciso di impostare le due parti in maniera fotograficamente molto differente. La prima parte volevo che fosse un trionfo di colori, soprattutto pastello, dai toni pop, come i film anni Sessanta. Anche i costumi dovevano essere molto colorati, gli interni di un certo tipo e la fotografia calda, quasi eccessiva dal punto di vista coloristico. Un tipo di fotografia demodé che ricordasse un po’ le pellicole FerraniaColor.
La seconda parte, invece, che ci porta negli anni Novanta, volevo che sfiorasse il bianco e nero. In più c’è anche una differenza stagionale: la parte delle madri è ambientata in un pomeriggio di inizio estate, mentre la parte delle figlie in autunno inoltrato. Il che dà la misura dei sentimenti che provano queste donne: nella prima parte sono tutte piene di speranza e di allegria, anche se hanno dei malesseri che cercano di nascondere. Nella seconda parte i sentimenti sono decisamente più dolorosi.
Il montaggio di Cecilia Zanuso ha permesso poi di rubare dettagli, piccoli gesti, sguardi e reazioni che danno al racconto una fluidità e una profondità particolare.

Le musiche
Quando ho scritto l’adattamento della commedia Due Partite, avevo messo delle note all’inizio della sceneggiatura, dicendo che nella prima parte il commento musicale sarebbe stato affidato a delle canzonette d’epoca e nella seconda parte il film probabilmente non avrebbe avuto un commento sonoro, ma soltanto traffico di città, la vera colonna sonora moderna. Per questo abbiamo pensato, per la prima parte, alla cantante simbolo degli anni Sessanta, Mina, vera e propria icona non solo per le canzoni, ma anche per il suo anticonformismo e la sua forte personalità. Il commento sonoro della seconda, invece, è più sottile, sotto le righe, e accompagna lo stato d’animo delle nostre protagoniste, senza enfatizzarlo.

Enzo Monteleone