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Note di regia del documentario "Alda Merini
- Una Donna sul Palcoscenico"


Note di regia del documentario
Il mio è un film sulla poesia. Ho voluto raccontare oggi, nel ventunesimo secolo, la vita di un’artista, la storia di una donna che vive di poesia e grazie alla poesia. Il mio è un vero innamoramento verso la poetessa dei Navigli, sedotto dalla forza delle sue parole e dalla profondità del suo sguardo. In questi tre anni di frequentazioni ho avuto la fortuna di toccare con mano la genialità di questa donna: entrando in quella casa ho respirato un’armonia e una serenità generate proprio dal quell’equilibrio precario e dal caos che vi dimora. Ho assistito al parto di alcune poesie durante le riprese del documentario, come nel caso di A Christian. Poesia per un figlio. Alda, mentre respirava la vita succhiando avida il filtro delle sue sigarette, abbandonata sul suo letto-talamo della cultura fra libri, fogli dattiloscritti, abiti vintage e fotografie che la ritraggono dinanzi al manicomio Paolo Pini, prigione della sua passionalità giovanile - mi guarda e mi dice: “Le regalo una poesia” - chiude gli occhi e quasi in un’estasi poetica, con le dita innalzate al cielo partorisce una lirica intensa che è negazione della poesia stessa, una provocazione da carpe diem oraziano:
"Figlio ricordati
La musica della vita è sempre quella
Una sola persona non può avere mille duemila fogli
Un solo albero non può avere mille duemila frutti
E quando sei solo
Ricordati che la verità più grande
È la tua identità.
Lascia la poesia
Rinnegala
Vivi la vita giorno per giorno
Mangia il tuo pane quotidiano dei tuoi giovani anni
".
Desideravo raccontare la Merini vera, quella che piange pensando ai suoi figli strappati al suo seno dal manicomio, quella che ha amato la poesia fino a rischiare la vita stessa. Una scelta stilistica che mi ha portato ad un grande sacrificio, tre anni di lunghe attese sotto la sua casa sui Navigli, tre anni anche di rifiuti, ripagati, poi, da lunghi abbracci e tenerezze. A volte ho anche spento la telecamera commuovendomi con lei, altre ho lasciato la mia commozione come colonna sonora del suo racconto, altre ho sentito il suo dolore fluire e scorrere dalle sue mani calde. Credo che il mio sia un film onesto e rispettoso ed anche coraggioso come è stato del resto il produttore Angelo Tumminelli. In questo viaggio ci sono stati molti compagni come il fotografo Giuliano Grittini, un uomo che si prende amorevolmente cura della poetessa, quasi dimenticata dalla su città Milano.
Il prologo Una Donna sul Palcoscenico, che nel film viene interpretato in maniera vibrante dalla voce densa di Mariangela Melato, è nato al telefono nel dicembre del 2006. In un pomeriggio di pioggia ho sentito la Merini al telefono che senza nemmeno salutarci mi dice: “Ha una penna? Scriva: Una donna sul palcoscenico…..un giorno io ho perso…”. Ero in un bar e nella confusione mi sono chiuso in un bagno ed ho scritto i suoi versi dettati al telefono. Spesso penso che se in quel momento non avessi avuto la possibilità di scrivere, il mondo avrebbe perso un dono della poesia.
Alda è un patrimonio ed orgoglio della cultura italiana, una vera donna sul palcoscenico.

Cosimo Damiano Damato