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Germano Maccioni: "Lo Stato di Eccezione è un
racconto collettivo, che suona all'unisono"


Un processo all'eccidio di Monte Sole 62 anni dopo raccontato dall'abile telecamera di Germano Maccioni, in un documentario per ricordare una delle più grandi stragi del nazi-fascismo in Italia e per riflettere sul sistema giuridico vigente nella nostra penisola. Un'opera per non dimenticare su un "occultamento giuridico e mediatico durato troppo a lungo".


Germano Maccioni:
Il suo documentario "Lo Stato di Eccezione. Processo per Monte Sole 62 Anni Dopo" narra una vicenda storica e processuale tragica della nostra Italia. Cosa l'ha spinta alla realizzazione di questa opera? E' partito tutto con l'inizio del processo dell'eccidio di Marzabotto o già voleva raccontare questa vicenda?
Germano Maccioni: Sono cresciuto a 20 km in linea d'aria da un luogo che ha visto consumarsi quella che e' considerata la piu grave strage nazifascista, a danni di civili inermi , dell'europa occidentale. Questo è il primo fatto. il secondo eè che ho cominciato a chiedermi perche' nessuno me ne aveva mai parlato, in modo particolare a scuola... Avevo già lavorato a Monte Sole mettendo in piedi uno spettacolo itinerante sui luoghi. La grande partecipazione di pubblico mi ha spinto ad approfondire la materia. qualche mese dopo venni a sapere del processo e vibrai. Cosi insieme a Loris Lepri (co-sceneggiatore) decisi di partire alla volta di La Spezia senza nessun tipo di fondi o garanzie. Era necessario!

Il processo avvenuto 62 anni dopo la strage di Monte Sole è secondo lei un processo alla storia o di persone?
Germano Maccioni: Il processo Monte Sole non è un processo simbolico, come certi politici hanno affermato, ma è un processo reale, contro persone reali, vive e vegete, per crimini contro l'umanita'. Ovvero crimini per cui la prescrizione non esiste! Dobbiamo ricordarcelo. dovrebbe essere la norma, in special modo in questo paese chiamato Italia. Tra l'altro ho visto sfilare in aula una comunità di sopravvissuti e familiari delle vittime che grazie al processo hanno trovato un modo per riunirsi. Ora esiste un'associazione dei familiari delle vittime. Di per se un risultato già importante a mio avviso. Per non parlare degli ergastoli...

Il titolo del documentario è ripresa da una frase dell'avvocato dell'accusa "Marzabotto è l'archetipo dello Stato d'Eccezione", ci può spiegare meglio questo concetto?
Germano Maccioni: E' una teoria di Carl Schmitt prima, ripresa poi da Giorgio Agamben. In sostanza si riflette sul vuoto giuridico... Quella situazione in cui il potere legittimato dal popolo o un potere di tipo totalitario, compie una sospensione del diritto esistente. Agamben trova che la storia del novecento e quella contemporanea continuino ad essere testimoni di svariati casi di stato di eccezione. Ho personalmente, nel titolo, grazie all'uso dell' articolo determinativo messo li davanti, cercato di puntare il dito contro il nostro Stato, artefice di un occultamento giuridico e mediatico durato troppo a lungo e allo stesso tempo artefice della riapertura e dello svolgimento del processo penale 62 anni dopo: una specie di Edipo!

Nel film riemergono racconti vivi e precisi da parte dei sopravvissuti dei fatti accaduti a Monte Sole. Ci può raccontare il suo approccio con queste persone e come ha vissuto insieme a loro la realizzazione del documentario?
Germano Maccioni: Sulle prime sono emerse delle difficoltà. Approcciarmi alle storie di chi è sopravvissuto grazie al corpo della propria madre trivellato da colpi di mitraglia, gente che si e' salvata sotto i cadaveri, che ha visto la propria famiglia e la propria comunità venire massacrata in quel modo. Non c'erano solo le storie e le parole, c'erano anche quelle persone in carne ed ossa. Ho capito dopo poche ore di processo che l'unico modo era pormi in ascolto. Queste persone per troppi anni non hanno parlato, hanno tenuto dentro un dolore così forte, addirittura alcuni di loro si sentivano in colpa trovandosi di fronte ad un ascoltatore. Il processo, e in questo credo fortemente, ha avuto un valore di catarsi, mai consumata ma che in qualche maniera trova un luogo deputato, una ritualità, un atto di fronte a tutta la società civile che vuole ascoltare. Ricordiamoci la funzione della tragedia greca per la comunità ateniese. Per concludere, per me loro sono la mia comunità. Mi sento idealmente e affettivamente legato a loro, quasi tutte persone che continuo a frequentare. Sono stati padri e madri spirituali e umani, maestri di forza e dignità, appartenenti ad un mondo arcaico scomparso.

Quante ore ha girato e cosa ha privilegiato nel montaggio del film?
Germano Maccioni: Sono arrivato ad un film di 83 minuti distillando oltre 100 ore di girato. Come dicevo ho dato la precedenza alla voce di chi per troppo tempo non ha avuto ascolto. E' emerso un racconto collettivo, che suona all'unisono.

Cosa ha attinto dall'opera del 1961, "La Menzogna di Marzabotta" di Carlo Di Carlo per la realizzazione del documentario?
Germano Maccioni: Niente, perchè fino alla fine mi sono rifiutato di vedere il film. Ho deciso anche di non leggere Dossetti fino alla fine del lavoro. Poi con Di Carlo e' nata un'amicizia... mi sembra anche una sorta di passaggio di testimone.

Oltre a partecipare come attore ha anche collaborato con Giorgio Diritti alla realizzazione del film "L'Uomo che Verrà", la trasposizione filmica dell'eccidio di Marzabotto. Ci può parlare di questa sua esperienza e di come è nato questo film?
Germano Maccioni: Con Giorgio abbiamo iniziato a confrontarci durante le riprese del mio film. Lui era in una fase di pieno sviluppo dell'opera e della sceneggiatura ed ancora non si sapeva se il ministero sarebbe stato disposto a finanziare il film. Credo sia stato un bello scambio, anche di esperienze. Da subito mi chiese di recitare nel film, io sono anche attore dalla fine degli anni '90 sopratutto in teatro. E' stata una settimana forte durante le riprese. Ero talmente pieno di quella storia che interpretare Don Marchioni mi è uscito naturalissimo! Sono felice di come è andata e sono felice che il film sia piaciuto cosi tanto a Roma. Un anno fa arrivavo sul set direttamente dal Bizzarri, dove Ugo Gregoretti mi consegnava il premio speciale della giuria. E' bello vedere che un anno dopo si è tutto amplificato: la riflessione su Monte Sole, il cinema che racconta questa storia, i premi e tutto il resto. Bravo Giorgio!

Per conlcudere, ci può parlare degli aspetti produttivi di "Lo Stato di Eccezione. Processo per Monte Sole 62 Anni Dopo" dove hanno partecipato attivamente anche i comuni delle località della zona di Marzabotto?
Germano Maccioni: Come dicevo siamo partiti senza avere il tempo materiale nemmeno per chiedere i soldi alle istituzioni. Non c'era tempo; il processo iniziava dopo tre giorni. Fortunatamente, poi, le istituzioni tutte, durante la lavorazione ci hanno rassicurato ed hanno capito che era un progetto da seguire e sostenere. Parliamo di piccole cifre ma che ci hanno concesso di arrivare in fondo. Approfitto per ringraziare tutti dalla Scuola di Pace, al Parco Storico, al Comitato Onoranze e all'Associzione Familiari, non ultimi i tre comuni, preziosi, attivi e sensibili anche nella promozione. Ringrazione anche il pubblico e le scuole dove abbiamo proiettato il film. Ora "Lo Stato di Eccezione. Processo per Monte Sole 62 Anni Dopo" è edito dalla Cineteca Bologna e sembra stia andando bene. A fine ottobre eravamo in concorso al Festival del documentario di Lisbona. Insomma continua un percorso importante. Ora cerchiamo un interlocutore in Rai. Sò che sembra un utopia, ma ci sono tante persone insieme a me ad auspicare un passaggio televisivo. stiamo a vedere...

29/11/2009, 21:54

Simone Pinchiorri