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Note di regia del film "The Hunt"


Note di regia del film
Dopo aver vinto, due anni fa, un premio con il mio cortometraggio horror The Basement a un piccolo festival romano, è nata la voglia di ampliarlo a "feature length picture" con The Hunt. All’inizio dell’ottobre 2007, avevo finito la prima stesura della sceneggiatura (modificata poi piuttosto radicalmente) e mi muovevo per cercare collaboratori. A 19 anni da poco compiuti, mi ero fissato l’obiettivo di raccontare una storia di un genere che mi aveva sempre affascinato: l’horror. L’idea di poter intrattenere un pubblico e influenzarne lo stato d’animo in maniera così decisa mi colpiva allora come adesso. Avevo inoltre la possibilità di intessere il mio primo lungometraggio con omaggi ad alcune pellicole e registi che considero fondamentali nel genere, tra cui Robert Rodriguez e Peter Jackson.
Ho voluto evitare una ricerca autoriale da svolgere tramite pretenziose operazioni cinematografiche, molto difficili (se non impossibili) da realizzare per un ragazzo appena uscito dal liceo. Ho preferito lavorare sul piano tecnico, stilistico e formale piuttosto che sul piano del contenuto inteso come messaggio ideologico da veicolare attraverso l’opera d’arte. Era infatti il mio primo lavoro, avevo poca esperienza alle spalle. L’intero arco di produzione di The Hunt, dalla scrittura alla stampa su DVD, ha dunque funzionato come laboratorio, una sessione d’allenamento durante la quale ho acquisito buona parte della mia ancora immatura conoscenza in materia di fare Cinema. La mia volontà di raccontare questa storia è stata più volte messa alla prova dalle difficoltà dovute a un budget esiguo. Mi sono imposto una sfida da solo quando ho deciso di dar vita al film, ma sono un testardo dalle passioni forti. Persone molto care e molto creative (a cui devo infiniti ringraziamenti per avermi pazientemente sopportato e per aver lavorato gratis) mi hanno aiutato a mettere in immagini la caccia al mostro.
Ho scritto il film in inglese non solo per coerenza nei riguardi del corto da cui è tratto, ma anche perchè sentivo di riuscire a imprimervi maggiore ironia, fondamentale per lo splatter, sottogenere a cui appartiene The Hunt (piuttosto che all’horror duro e puro), dove la morte perde le sue connotazioni più temibili e viene messa alla berlina. Ho cercato inoltre di fondere altri generi che adoro, come il film d’azione e il poliziesco, con quello principale. Non a caso il perno del film è la caccia, topos del cinema d’azione, in cui lo spettatore sa che Jeremy Irons ha svaligiato la banca ma vuole sapere come la strana coppia Bruce Willis-Samuel L. Jackson riuscirà ad acciuffarlo (mi riferisco a Die Hard – Duri a Morire).
La mia preoccupazione principale, però, è stata quella di dare coesione alla trama. Avendo accettato alcune regole del genere di riferimento (essendo un horror, è plausibile che esista un mostro a Roma) e stilato un intreccio abbastanza complesso, ho provato a non lasciare buchi di sceneggiatura, giustificabili (come, per esempio, in Suspiria) secondo una prevalenza dell’aspetto visivo-emotivo sul logico-narrativo, e a creare invece un racconto che fosse il più possibile chiaro e comprensibile. Penso che il mio sforzo sia stato premiato, poichè il film, se seguito con attenzione, contiene le risposte a tutte le domande (relative al film stesso, ovviamente, non mi riferisco a domande sul senso della vita)...
Sintetizzare l’esperienza che è stata The Hunt mi permette di vedere come nella mia testa intuizioni di partenza si siano evolute in ragionamenti articolati. Ovviamente, quando ho iniziato The Hunt non avevo la minima idea di mettere in atto tutta la serie di processi di cui ho parlato. Non sapevo proprio cosa andavo a fare! Vorrei che fosse stato tutto così limpido al tempo, mi avrebbe risparmiato un sacco di fatica. Invece, mi sono abbandonato all’immediato impulso del voler agire e… basta. Quello che ne è venuto gradualmente fuori è il film nel suo complesso. Se quelle intuizioni iniziali siano state felici, non spetta a me dirlo. Personalmente sono contento di cosa sono diventate.
Per necessità di budget, ho lavorato a stretto contatto con tutti i reparti. Ciò era necessario poichè questo tipo di film richiede un impegno a tutto campo dell’immaginazione del regista. Penso di aver ideato una linea narrativa originale, nonostante abbondi di citazioni cinefile, e di averla dispiegata in un’ora e quindici minuti con la forza, l’energia di un proiettile. Con uno stile visivo che spero ricordasse una graphic novel, The Hunt è per me un film che ti butta in terra, ti asfalta, ti passa sopra con i piedi. E si diverte nel farlo. Io (forse il solo dell’intera troupe) mi sono divertito tantissimo nel farlo. Nonostante sia stata una fatica immensa portare a termine il lavoro, passare dodici ore sporchi di terriccio, sudore e sangue finto nei sotterranei puzzolenti del mio condominio è stato fantastico.

Andrea Iannone