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"Scontro di Civiltà per un Ascensore a Piazza Vittorio":
un ascensore simbolo della esasperazioni umane


"Scontro di Civiltà per un Ascensore a Piazza Vittorio", opera prima di Isotta Tosa, tratta dal romanzo dello scrittore algerino Amara Lakhous.


Il titolo potrebbe intrigare: Scontro di Civiltà per un ascensore a piazza Vittorio. Il cast anche: Kasia Smutniak, Daniele Liotti, Serra Ylmaz, Milena Vukotic, Francesco Pannofino, Luigi Diberti, Roberto Citran, Paolo Calabresi, Isa Danieli. Il tema, che si intuisce dal titolo, forse. In realtà questa opera prima di Isotta Toso, che prende spunto dall'omonimo romanzo dello scrittore algerino Amara Lakhous pubblicato da e/o, non riesce a soddisfare le aspettative.

Il film parte da un prologo per così dire politico: rivalutare, anche soltanto umanamente, i personaggi coinvolti in Mani Pulite. Quelle decine di persone finite in carcere per fatti che molti consideravano consuetudine più che reati, e che portarono alcuni a gesti estremi come il suicidio. La famiglia di uno di questi, che sembrava camminare liscia nel benessere della media borghesia, si trova a perdere la rotta e a imboccare strade che conducono a gradini inferiori della scala sociale.
Quindici anni dopo Tangentopoli, in questo palazzo di Piazza Vittorio a Roma (zona ad alta concentrazione di non italiani), l'ascensore è un pretesto per mettere di fronte singole esasperazioni più che diverse civiltà. Come in ogni condominio tutti hanno il proprio punto di vista sul mondo e sull'ascensore, sulla filosofia e sulla pulizia delle scale. Con i romani sempre mostrati nella loro accezione, mutuata dalla televisione, più ricercata dallo show business del momento: razzisti, ignoranti, rumorosi, egoisti e cafoni, capaci di dare da mangiare conigli vivi al proprio cane, così, come fossimo al Colosseo. Oltre al "parafangaro" (Liotti) - avvocato che si occupa di sinistri di poco conto, principe del foro mancato per scelta- nel palazzo e non solo, bisogna importare da Milano una persona civile (Citran), capace di qualche slancio umano e in grado di pensare non solo ai soldi, alla Roma, alla Lazio. Questo può avere un senso se a raccontare, come nel romanzo, è un immigrato che suo malgrado, per necessità e per la situazione in cui viene a trovarsi, ha a che fare con italiani (romani) di livello culturale molto basso. Nel film si perde questo occhio narrativo e dunque ogni personaggio diviene macchietta e di conseguenza cliché. Se avesse frequentato la Casa del Cinema nel giorno della presentazione del film, il protagonista del romanzo, da cui deriva il punto di vista del film, non avrebbe incontrato neanche un razzista, ma solo persone comprensive e di larghe vedute, mutando la sua opinione sull'Italia. Gli avrebbero spiegato con pazienza e signorilità che "guaglio'" - come lo chiama la portinaia napoletana - non significa un "cazzo", bensì ragazzo, evitandogli così di offendersi ogni volta che prende l'ascensore.
Per accontentare non si sa quali misteriose esigenze, i nuovi film italiani partono bene e via via che crescono nella fase di sviluppo, si impantanano nei cliché televisivi, nelle esigenze della politica e di chi deve metter soldi nel progetto.

Oltre ai personaggi, ai quali il film non riesce a farci appassionare, ci sono i dialoghi e lo sviluppo della storia a risultare senz'anima. Ed è questo il vero problema del film; di immigrazione e di scontro tra culture si parla già molto in tv, si approfondisce nei giornali si narrano storie nei libri; dunque per affrontare il tema al cinema bisogna veramente andare a fondo, imponendo con originalità un punto di vista, cosa che riesce a fare il romanzo. Facili soluzioni e stereotipi sono all'opposto dell'originalità indispensabile a fare un'opera di interesse culturale.
Mi domando inoltre, quando scrivono i dialoghi, gli sceneggiatori si chiedono mai "ma io direi una frase come questa?". Secondo me o non lo fanno o qualcuno li costringe a non farlo.

Oggi, riuscire a fare un film per un regista e per un produttore è un vero miracolo e quando se ne ha l'opportunità è imperdonabile non centrare il bersaglio. E l'occasione era buona, anzi ottima, viste le premesse.
La produzione è di Maura Vespini e Sandro Silvestri, finanziata da Raicinema, dal Mibac, dalla Regione Lazio e attraverso l'utilizzo della legge sul credito d'imposta.
"Scontro di Civiltà per un Ascensore a piazza Vittorio" uscirà il 14 maggio, dopo diverse vicissitudini distributive, in poche copie (10 o 15) distribuito da Bolero Film.

10/05/2010, 09:00

Stefano Amadio