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Note di regia del film "Per Sofia"


Note di regia del film
“Per Sofia” é una storia di emozioni e di sentimenti che si incontrano, di destini che si intrecciano e si completano, come spesso accade nella vita. E’ una storia di amore e felicità, di sofferenza e dolore, ma soprattutto di speranza. La speranza di ritrovarsi quando ci si è smarriti, di riacquistare la fiducia, di poter riprendere la strada interrotta per qualsiasi motivo. L’importante è saper riconoscere i segnali che la vita manda, come un incontro casuale.
La regista nel film ha proposto allo spettatore diverse chiavi di lettura della sua opera. Una, lineare, che si coglie immediatamente nella rappresentazione della storia e che ha come filo conduttore la crisi del protagonista, il suo evolversi, la sua soluzione.
Un’altra, più criptica, che necessita quindi di una interpretazione più attenta, e che ha come filo conduttore l’acqua. Elemento prezioso e fonte di vita, l’acqua accompagna il protagonista nel suo percorso sino alla sua rinascita, ovvero alla definizione dei suoi sentimenti e del suo io che gli permetterà di comporre la sinfonia.
La presenza di questo elemento della natura è ricorrente. Isak arriva nell’isola via mare, vede dal treno una grande distesa di acqua (il Flumendosa), poi cammina a lungo nella campagna finché, vinto dal caldo e dalla fatica, ha un malore. Al risveglio, fortemente simbolico, ha il primo incontro con due pittoreschi paesani che gli offrono l’acqua e può quindi rincominciare il suo cammino.
Arrivato a destinazione vive nella casa sulla scogliera e ammira il mare, la sua sensibilità e le sue emozioni sono alimentate quotidianamente da questa grande distesa di acqua. Una notte, in lontananza, proprio in riva al mare “vede” una giovane donna vestita di bianco e le corre incontro per poterle parlare. Giunto sulla riva, non trova più la donna vista poco prima. Entra di corsa in acqua e cade immergendosi completamente…
L’acqua del ruscello che attraversa il paese, col suo gorgoglio lo accompagna durante le sue visite in paese. Sarà sempre l’acqua di una fontana, in cui Letizia si rinfrescherà, che collegherà il passato al presente e attraverso la storia di Sofia, nutrirà Isak di emozioni e di sentimenti, di vita da riversare nella sua musica.
L’unica scena di morte, invece, è ripresa in una campagna asciutta, secca, cotta dal sole, arida per mancanza di acqua, come è spesso la terra dell’isola.
La struttura del film é articolata mediante un intreccio di due storie che si completano.
La storia di Isak fa da cornice alla storia di Sofia e John. Quest’ultima si innesta nella prima ed avrà un valore determinante nell’evoluzione del film e porterà, attraverso un percorso costellato da elementi semplici ma simbolici, alla felice conclusione della prima storia: la risoluzione della crisi di Isak e la realizzazione del suo sogno, comporre musica.
Il film vedrà anche la realizzazione dell’antico progetto di Sofia: completare, attraverso Isak, la sinfonia per John interrotta bruscamente dal dolore per la sua perdita. L’amore della donna riuscirà così ad essere più forte della morte dell’amato. crediti non contrattuali 6
“Per Sofia” racconta una storia tra realtà e suggestione. La semplicità della rappresentazione nasconde un significato che va interpretato. La regista semina numerosi indizi che consentono allo spettatore di comprendere il finale a sorpresa ed altrettanti elementi che sviano da tale comprensione. Solamente nella scena finale apparirà chiaro che il protagonista, in questo paese, oltre alla sua identità, ritroverà anche le sue radici.
Il film propone nelle due storie numerose tematiche, alcune solo accennate.
Nella storia di Sofia: la forza dell’amore eternato dal ricordo, la felicità spezzata dalla morte, il dolore che può offuscare anche il sentimento materno, il superamento del dolore…
Nella storia di Isak: la crisi esistenziale del protagonista. In modo quasi accelerato nelle prime scene, appare il contrasto fra genitori, e soprattutto tra padre e figlio, la fragilità di Isak e il condizionamento paterno. Incertezza, dubbi e infine la decisione di partire, di lasciare tutto ciò che ha: è una decisione sofferta ma determinante;
L’importanza dei progetti da realizzare è lo stimolo della vita. Non basta crederci, è necessario saper rinunciare a molto per realizzarli. E solo quelli che realizziamo noi liberamente, e dei quali non dobbiamo ritardare l’attuazione, ci appartengono e ci fanno sentire vivi.“ Non pensare di avere tanto tempo. Un giorno ti svegli e ti accorgi che la vita se ne è andata”, dirà Letizia ad Isak;
L’importanza degli incontri. Isak, a S’Archittu, incontra la distesa del mare che si infrange sulla scogliera mentre il maestrale soffia forte sulle sue emozioni, incontra una natura suggestiva ed affascinante che stimola i suoi sentimenti, incontra la gioia e la spensieratezza nei ragazzi che ballano in cerchio al suono della fisarmonica, incontra persone semplici e spontanee che lo accolgono con calore e lo aiutano. Proprio come era accaduto a Sofia e John tanto tempo prima. Fra queste persone, Letizia, l’anziana signora, sarà il suo punto di riferimento, la guida saggia. La storia che gli racconterà sarà per il giovane fonte di crescita e di ispirazione; incontra la Zingara, che conosce tutto…
L’unico personaggio presentato in chiave polemica è il sindaco: è furbesco, ostenta il suo potere con la fascia sempre indosso, si prende meriti che non ha e incarna caratteristiche comuni allo stereotipo negativo dell’uomo politico.
Isak immerso in questa natura, tra questa gente, cresce, acquista fiducia, comprende che nella vita non si é soli. Trova gli stimoli per costruire la sua personalità umana e artistica.
Con questo film si è voluto rappresentare una Sardegna diversa dai soliti stereotipi, una Sardegna meno conosciuta ma più suggestiva. La storia, infatti, non denuncia le ricorrenti ed abusate problematiche legate al banditismo o al mondo agro‐pastorale, non è ambientata nelle miniere e neppure nella mondanità del turismo d’élite della Costa, ma rappresenta le tradizioni, il folklore, la lingua, il fascino “della vita normale” di un paese sardo. Le immagini del mare e delle scogliere su cui si infrange, della natura con i suoi suoni, colori, profumi, il sapore dell’antico che si respira negli interni sono lo scenario, la scenografia suggestiva ma reale della storia di uno “straniero” ambientata fra gente sarda, semplice, spontanea, ospitale, che vive una magica armonia con una natura incontaminata.
Magica armonia assaporata anche da tutta la troupe, durante le riprese che sono state un’esperienza artistica e umana, preziosa e indimenticabile.
Nell’accurata ricerca delle locations si è privilegiato, per una esigenza di autenticità:
‐ il paese, il ruscello e la cascata di Sadali, i boschi e le campagne circostanti, le vie e i sentieri del centro storico;
‐ la piazzetta antistante la chiesa campestre di Esterzili;
‐ il mare e le scogliere di S’Archittu e Torre del pozzo;
‐ il percorso del trenino fino a Mandas;
‐ soprattutto il centro storico di Sadali, conservato originale e intatto nella struttura interna ed esterna delle abitazioni.
Ciò ha fatto sì che nessuna delle scene girate nel paese sia stata ricostruita in un teatro di posa ma sia stata piuttosto ambientata in queste case, in cui tutti gli arredi antichi fanno ancora parte del vissuto quotidiano, case e arredi “prestati“ alla troupe cinematografica per le riprese.
Tutto ciò ha reso possibile utilizzare lo stesso paese, abitazioni, arredi e costumi anche per le rappresentazione delle scene ambientate negli anni quaranta.
Le comparse, sono state scelte tra gli abitanti dei paesi di Esterzili e di Sadali, soprattutto del centro storico, che vivono ancora nelle case di un tempo e svolgono, ancora oggi, alcune delle attività del passato nelle stesse antiche botteghe. Ad esempio il personaggio del fabbro, Marino, è veramente il fabbro del paese che ogni giorno esercita il suo mestiere nell’officina ereditata dal padre e nella quale sono ancora custoditi ed utilizzati i vecchi strumenti di lavoro.
Questo vale anche per le donne che cantano e lavano i panni al ruscello proprio come facevano le loro mamme e per le due prefiche che piangono, sul letto di morte John, cantandogli le loro nenie proprio come, ancora oggi, piangono i morti del paese.
Le comparse scelte per interpretare ruoli minori, non hanno pertanto avuto nessun problema a rappresentare in modo spontaneo la parte loro affidata perché in realtà non hanno recitato, ma sono state attentamente riprese in ruoli e situazioni della loro vita quotidiana. crediti non contrattuali 8
Anche i costumi indossati dagli uomini e dalle donne del paese che compaiono nel film sono del tutto autentici. Sia gli abiti che si riferiscono al periodo attuale che quelli riguardanti gli anni quaranta sono frutto di una accurata ricerca tra gli abitanti che hanno messo a disposizione dei costumisti i calzoni di fustagno da lavoro e quelli “buoni“, le gonne plissettate, le camicie col pizzo e i fazzoletti ricamati delle loro nonne, custoditi gelosamente nelle vecchie cassapanche intagliate.
La regista ha, in sintesi, effettuato una scelta artistica ben definita operando nel tessuto locale senza concedere nulla al fittizio ma, anzi, valorizzando l’autenticità delle persone, delle consuetudini e degli ambienti.
Con tale scelta ha voluto soprattutto valorizzare un patrimonio culturale che sta scomparendo dalla memoria dei sardi, soffocato dalla globalizzazione che uniforma i costumi, e catturarlo in immagini quanto mai autentiche e reali in modo da comunicarlo e salvaguardarlo per conservarne il ricordo.

Ilaria Paganelli