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Festival di Locarno 2011: "Il Dono", un film sui luoghi e sul tempo


Un languido racconto autunnale ambientato in un paesino in provincia di Reggio Calabria, fatto di piani sequenza e macchina fissa dove a parlare sono i rumori ed i suoni della natura.


Festival di Locarno 2011:
“Il Dono”, realizzato da Michelangelo Frammartino nel 2003, è una visione autunnale in un paese della Calabria. Il film non racconta tanto una storia quanto una situazione, un luogo. Un luogo fittizio, perché la Caulonia mostrata non è quella reale nonostante la continua proposta di immagini delle tante carrette del mare che ne affollano le spiaggie. Tutto il film è un continuo "ritornare" di immagini e momenti, che esaltano il senso di quotidianità e di ineluttabilità, che circondano i personaggi. La vita dell’anziano protagonista ha un sussulto solo quando si ritrova in mano un telefono cellulare ed una foto porno, ma la lentezza con cui decide il da farsi ci fa capire quanto profondamente si sia arreso allo status quo, alla vita stessa. Non si sono invece arrese alcune vecchie di questo piccolo paesino in provincia di Reggio Calabria, che sottopongono la “scema del villaggio” a continui riti anti-malocchio. Ma in entrambi i casi appare chiaro che sarà la vita ad avere l’ultima parola, anche senza l’ausilio di dialoghi. Un’intensa colonna sonora fatta di suoni e rumori (ma non di musica) racconta, infatti, splendidamente l’ambiente che fa da cornice alla storia. Non è comunque un film “senza parole”, i personaggi parlano ma non dialogano mai: non c’è mai un vero scambio di battute, c’è sempre e solo una persona che parla, senza ottenere risposta, all’interno della scena. Per concludere “Il Dono” è un'opera fatta di piani sequenza e macchina fissa, inquadrature volutamente prolungate e luce naturale.

10/08/2011, 12:00

Luca Corbellini