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Note di regia del film "Penultimo Paesaggio"


Note di regia del film
…Ci hanno insegnato a pensare la regia come il punto di partenza e di arrivo di un film; questa idea chiusa e imperiale si sgretola da sé una volta che si affaccia fuori dal set, e penso che non sia per la leggenda del cinema collettivo, ma per una pratica frammentata in una costruzione molteplice che cambia continuamente.
Per questo il cinema non può che farci ritrovare una dimensione fuori da noi, attraverso noi, per ritrovaci.…(i protagonisti soliti, un uomo e una donna) sono tornati a Parigi e si spera che questa volta riescano a rompere le gabbie rappresentative, alla ricerca di un contatto mai avvenuto. …mi piace pensare a questo film come ad un inno alla luce, che modifica continuamente il mondo e il suo formarsi. Infatti, una volta capito che il buio non è assenza di luce, ma solo una diversa intensità della luce, forse, quella départ , potrà essere possibile e auspicabile. …Penso a quanto il passeggiare e attraversare le vie, i boulevards di Parigi, i Passages noti e segreti, grazie anche alla compagnia di Antonin Despairies, abbia cambiato noi e il film stesso: Parigi era, e voleva essere all’interno del film, una possibilità di apertura, una sorta di passaggio verso un viaggio indefinito tutto da costruire. Per questo il film si nega un po’ alla rappresentazione, all’intreccio narrativo, ma vive ogni secondo in bilico tra ciò che poteva essere e ciò che invece sarà: il film si è costruito in un cambiamento continuo, in un’apertura continua alla vita e al mondo che cambiava in ogni istante; un lavoro del genere mette a dura prova anche il lavoro degli attori, ci vuole coraggio, partire senza sapere dove si potrà arrivare o dove si vorrà arrivare. Non c’è mai un prima e un dopo ma è tutto insieme, nasce insieme, lontano da un’idea intellettuale distante dalla natura materiale delle cose del mondo.

Fabrizio Ferraro