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Note di regia del documentario "Les Montagnards
Sont Là! - Histoire de l'Autonomie Valdôtaine"


Note di regia del documentario
Ho pensato che la presenza di un attore/narratore potesse essere la soluzione più giusta. Si evita l’impasse della voce fuori campo e si dà la possibilità di sfumature interpretative altrimenti impensabili in un testo che parla di storia. Il tono che il narratore stabilisce con lo spettatore permette di comunicare pensieri e riflessioni in maniera diretta: la recitazione diventa a tratti più leggera, in altri drammatica, a volte complice con lo spettatore… In questo modo parlare di quella che è l’identità valdostana, il dibattito sull’autonomia, il percorso politico dal 1948 ai giorni odierni diventa più immediato e agile. Questa impostazione permette poi di sfuggire ad una narrazione rigorosamente cronologica e si può passare da un tema all’altro per analogia, emozioni e immagini. Il teatro naturale in cui il narratore accompagna lo spettatore in questo viaggio lungo sessant’anni è costituito da quattro ambienti: La centrale elettrica di Champagne ha una dimensione interna uguale a quella della cappella Sistina (infatti è detta Cattedrale della Luce), ci ricorda l’importanza dell’acqua nell’economia della valle. La funivia del Monte Bianco ci riporta alla bellezza paesaggistica e ribadisce la dimensione alpina della Regione. Il Castello di Fénis è uno dei simboli della storia medievale e rinascimentale della Regione. Il Forte di Bard sede del Museo delle Alpi, e dove nel 2007 è stato stipulato il protocollo per un’Euroregione Alpi-Mediterraneo, testimonia la moderna dimensione transfrontaliera di una Valle d’Aosta che ha superato il suo isolamento di cellula alpina. La chiusura del documentario è affidata agli abitanti della Valle d’Aosta. Una sequenza di visi che racconta l’evoluzione dell’identità di una regione.

Piergiorgio Gay