Festival Internazionale della Cinematografia Sociale \
!Xš‚‰

Note di regia di "Come l'Abete"


Note di regia di
Ci ha incuriosito immediatamente il progetto di digitalizzazione Codice forestale camaldolese: le radici della sostenibilità, a cura di INEA.

La nostra curiosità è stata catturata non solo dalla possibilità di leggere i contenuti del Codice in Internet, ma di capire come i monaci camaldolesi siano riusciti, nei fatti, ad anticipare di 500 anni i principi di gestione sostenibile delle risorse naturali; concetti oggi fondamentali e ripresi dalle politiche internazionali, comunitarie e nazionali per la salvaguardia dell’ambiente.

Questo ci ha permesso così di conoscere un nuovo modo di rapportarsi alla natura, che non sia solo quello di fare una passeggiata, la domenica, nei boschi; ma di riscoprire i valori che hanno definito l’origine del paesaggio e degli ecosistemi appenninici che oggi, con vincoli e normative specifiche vogliamo tutelare e proteggere, sia come beni ambientali di pregio che come patrimonio culturale per le generazioni future.

Come evidenziato nella prima pubblicazione del progetto, gli stessi monaci scrivevano nel 1520 che «… se saranno gl’Eremiti studiosi veramente della solitudine, bisognerà che habbiano grandissima cura, e diligenza, che i boschi, i quali sono intorno all’Eremo, non siano scemati, ne diminuiti in nium modo, ma piu tosto allargati, e cresciuti.». Questa semplice frase racchiude in sé un moderno trattato di etica e gestione sostenibile delle risorse naturali.

Abbiamo poi visitato il sito del Monastero e quello dell’Inea e letto una parte del “Liber eremiticae regulae aditae a Rodulpho eximio doctore” di Rodolfo, quarto Priore dell’Eremo, che nel 1080, scrisse la prima Regola Monastica per i Camaldolesi.

Il brano (cap. 49) canta i sette alberi elencati nel libro di Isaia quali segno della fertilità della terra rifondata da Dio (Is 41,19) e, contemplandone le proprietà, vi scopre l’indicazione di quelle virtù che ogni monaco deve possedere.

"Pianterò, Egli dice, nel deserto, il cedro e il biancospino, il mirto, l’olivo, l’abete, l’olmo e il bosso". Se dunque desideri di possedere di questi alberi in abbondanza o se brami di essere tra loro annoverato (ut inter eos computari), tu chiunque sii, studiati di entrare nella quiete della solitudine (in solitudine quiescere). Quivi infatti potrai possedere, o diventare tu stesso (aut cedus fieri) un cedro del Libano che è pianta di frutto nobile, di legno incorruttibile, di odore soave: potrai diventare, cioè, fecondo di opere, insigne per limpidezza di cuore, fragrante per nome e fama; e come cedro che si innalza sul Libano, fiorire di mirabile letizia (mira iocunditate florescas). Potrai essere anche l’utile biancospino, arbusto salutarmene pungente, atto a far siepi, e varrà per te la parola del profeta "sarai chiamato ricostruttore di mura, restauratore di strade sicure". Con queste spine si cinge la vigna del Signore: "affinché non vendemmi la tua vigna ogni passante e non vi faccia strage il cinghiale del bosco né la devasti l’animale selvatico". Verdeggerai altresì come mirto, pianta dalle proprietà sedative e moderanti; farai cioè ogni cosa con modestia e discrezione, senza voler apparire né troppo giusto né troppo arrendevole, così che il bene appaia nel moderato decoro delle cose. Meriterai pure di essere olivo, l’albero della pietà e della pace, della gioia e della consolazione. Con l’olio della tua letizia illuminerai il tuo volto e quello del tuo prossimo e con le opere di misericordia consolerai i piangenti di Sion. Così darai frutti soavi e profumati "come olivo verdeggiante nella casa del Signore e come virgulto d’olivo intorno alla sua mensa". Potrai essere abete slanciato nell’alto, denso di ombre e turgido di fronde, se mediterai le altissime verità, e contemplerai le cose celesti, se penetrerai, con l’alta cima, nella divina bontà: "sapiente delle cose dell’alto". E neppure ti sembri vile il diventare olmo, perché quantunque questo non sia albero nobile per altezza e per frutto, è tuttavia utile per servire di sostegno: non fruttifica, ma sostiene la vite carica di frutti. Adempirai così quanto sta scritto: "Portate gli uni i pesi degli altri e così adempirete la legge di Cristo". Finalmente non tralasciare di essere bosso, pianticella che non sale molto in alto ma che non perde il suo verde, così che tu impari a non pretendere d’essere molto sapiente, ma a contenerti nel timore e nell’umiltà e, abbracciato alla terra, mantenerti verde.

Nessuno dunque disprezzi o tenga in poco conto i ministeri esteriori e le opere umili, perché per lo più le cose che esteriormente appaiono più modeste, sono interiormente le più preziose.

Tu dunque sarai un Cedro per la nobiltà della tua sincerità e della tua dignità; Biancospino per lo stimolo alla correzione a alla conversione; Mirto per la discreta sobrietà e temperanza; Olivo per la fecondità di opere di letizia, di pace e di misericordia; Abete per elevata meditazione e sapienza; Olmo per le opere di sostegno e pazienza; Bosso perché informato di umiltà e perseveranza."

Abbiamo trovato il testo molto poetico e attuale, applicabile ad ogni situazione, persino a quelle delle nostre città. Ci ha commosso il reciproco confondersi dell’identità dei monaci con gli alberi, e l’attenzione amorosa ed edificatrice.

Ci siamo sorpresi a riflettere se anche noi possiamo (abbandonando l’individualismo e l’egoismo), facendo nostri gli insegnamenti e gli strumenti necessari, confondere la nostra identità in modo così forte da poter essere un tutt’uno con l’ambiente che ci circonda, al fine di aiutarlo a crescere, svilupparsi, perpetrarsi nel tempo.

Per realizzare la nostra idea abbiamo quindi ritenuto utile confrontarci con chi potesse concretamente aiutarci.

Il primo contatto telefonico, che si è rilevato illuminante, l’abbiamo preso con Dom Ugo Fossa, bibliotecario e archivista del Sacro Eremo e Monastero di Camaldoli. Non solo ci siamo trovati a discutere con un uomo di grande serietà e profonda cultura, ma con un uomo moderno. Dom Ugo ha dimostrato grande interesse per il nostro lavoro e per la proposta del Film Documentario, chiedendoci di redigere il progetto, di discuterne assieme. Dopo tre giorni ci sono arrivati via posta i due testi (vedi bibliografia), che generosamente ci ha inviato al fine di fornirci un approfondimento.

Abbiamo poi contattato e conosciuto personalmente il Dott. Romano Raoul (responsabile del progetto per l’INEA) e il Dott. Fabio Di Pietro che ci hanno illustrato il progetto di digitalizzazione del materiale archivistico, dando nuovo slancio alla nostra idea. Abbiamo appreso che il mondo dei monaci camaldolesi è un mondo davvero moderno, con principi e regole di convivenza precise e codificate, dove però tutti possono esprimersi e dare la propria opinione. Non si tratta di un mondo chiuso, tutt’altro! E’ proprio questo modo di rapportarsi al prossimo e all’ambiente circostante a dare il polso che, effettivamente, raccogliendo il loro punto di vista, un mondo migliore è possibile. Ed è molto, molto vicino a noi. Basta saperlo costruire.

Siamo del parere che sia necessario, nel clima generale che tutti viviamo di instabilità sociale e politica, un approccio diverso. Questo non significa alimentare dei sogni, significa cambiare, profondamente, dentro di noi, perché sono proprio dentro di noi le risorse per costruire qualcosa che sia vivibile, anche per i nostri figli. E questo è possibile, auspicabile.

Sotto la guida di Dom Ugo abbiamo conosciuto un mondo davvero interessante e pieno di sorprese, che ci piacerebbe proporre al pubblico.

Spesso si pensa a monasteri e monaci come luoghi e persone separati dalla realtà della vita, dalla banalità quotidiana. E’ un errore di percezione, dato da anni di storia travisata.

I monaci sono uomini che vivono in questo mondo, radicati sulla terra. Sono persone di grande cultura, divertenti, con un eloquio interessante e coinvolgente.

Ognuno di loro ha il proprio carattere, certamente, ma quel che emerge subito, non appena li si incontra, è il loro sguardo. Limpido.

È come se la scelta di una vita religiosa di questa natura, li avesse resi leggibili agli altri, immediatamente. Guardando nei loro occhi sembra di vedere la loro anima.

Sono persone generose, che ascoltano con attenzione, che sorridono a chiunque incontrino nei corridoi del Monastero. E che anche quando ti guardano timidamente, in realtà, ti stanno porgendo la mano. D’altronde è l’essenza della vita monastica, lo sforzo ad essere monos, ad avere, cioè, una vita completa e unitaria a renderli così. Il monaco infatti è colui che tende a questa completezza di rapporto con sé, con gli altri, con l’Altro.

I monaci di Camaldoli hanno coltivato e coltivano “il giardino dell’anima e quello di Dio” contemporaneamente: non hanno dimenticato, nel loro percorso, né l’uno né l’altro.

Crediamo che analizzando la loro vita, gli insegnamenti tramandati e il lavoro alacre svolto in foresta possiamo fornire a spettatori di qualsiasi età un suggerimento di riflessione su quello che significa scegliere un approccio alla vita, ai tempi, alle relazioni, agli spazi, alle cose piuttosto che un altro.

Non intendiamo analizzare solo l’ambiente della Comunità, ma vogliamo confrontarci con il materiale di repertorio e con la testimonianza del Corpo Forestale Italiano, per comparare gli insegnamenti circa la corretta gestione dell’ambiente tramandata da ottocentocinquant’ anni dai monaci e l’attuale gestione da parte di questi enti.

Vista la generale disinformazione a riguardo della vita monastica, della riflessione e delle pratiche dei monaci camaldolesi verso l’ambiente circostante, vorremmo che questo lavoro fosse occasione di divulgazione di saperi e condotte che riteniamo possano essere di stimolo per i cittadini.

E’ per questo motivo che, oltre al lavoro riguardante gli accordi e le prevendite televisive e oltre al lavoro che concerne la distribuzione in home video e nelle sale cinematografiche, proporremo, una volta ultimato, questo documentario anche alle scuole e ai festival, affinché abbia la maggior visibilità possibile.

Ci sembra così di poter dare un contributo utile alla riflessione su un tema che è senza dubbio prioritario tra le questioni sociali e politiche non solo italiane, ma mondiali: la questione ambientale. Ci auguriamo di poter contribuire alla valutazione dei problemi legati all’ambiente e all’attivarsi di buone pratiche che hanno come obiettivo la salvaguardia dello stesso.

Vorremmo che la nostra telecamera diventasse come lo sguardo limpido dei monaci e che nostri boschi italiani fossero lo specchio di tutti.

Monica Crha