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NON E' UN PAESE PER NERI - L'Italia e il razzismo


Luca Romano, Francesco Amodeo, Armando Andria e Mario Leombruno ricostruiscono un episodio di cronaca nera da non dimenticare


NON E' UN PAESE PER NERI - L'Italia e il razzismo
Chi ricorda la strage dei sei ragazzi di colore del 18 settembre 2008 a Castel Volturno, in provincia di Caserta?

Un vigliacco atto terroristico e razzista, una dimostrazione di forza compiuta dagli uomini del clan di Giuseppe Setola (già legato ai casalesi), ma che polizia e stampa locale fanno passare per un regolamento di conti per il controllo del traffico degli stupefacenti e dello sfruttamento della prostituzione.

Come si vede dalle immagini del documentario di Luca Romano, Francesco Amodeo, Armando Andria e Mario Leombruno, “Non è un paese per neri”, la strage scatena tra gli immigrati dei centri del Domitiano e dell’Aversano una rivolta. Che porta allo scoperto il “più grande ghetto del Paese” dove migliaia di uomini e donne di colore vivono in condizioni disumane e vengono schiavizzati dagli italiani che li sfruttano con paghe da miseria per il loro lavoro di raccoglitori di pomodoro.

Il toccante e bel documentario (da separare nettamente da uno scontato reportage televisivo) parte da qui, da un momento di resistenza e rivolta, per andare poi indietro negli anni, fino a quel 25 agosto del 1989 quando a Villa Literno (roccaforte dei casalesi) si consuma un altro vile omicidio (che farà da precedente alle violenze successive): viene ammazzato Jerry Maslo, un ragazzo sudafricano fuggito dalle discriminazioni razziali del suo Paese ed approdato nel casertano che, nel frattempo, si sta trasformando in una sorta di nuova frontiera dell’immigrazione di massa. Un fiume di gente arriva dall’Africa per diventare forza lavoro da sfruttare dentro un processo di cambiamento storico nel comparto agricolo.

Immigrati (che ad un certo punto superano nel numero gli abitanti del posto) si fanno braccia da pagare il meno possibile nel grande “affaire” del pomodoro (il cosiddetto “oro rosso”) che sta prendendo consistenza a seguito dei corposi finanziamenti erogati dalla Comunità Europea e finalizzati a sostenere l’agricoltura nelle aree del Sud.

Il film-documento ricostruisce in breve (anche attraverso testimonianze) la vita di Maslo, il ragazzo di Umtata (la città di Nelson Mandela ) che, come suo padre e suo fratello, assassinati in Sudafrica, si batte per la difesa dei diritti e contro le ingiustizie.
La sua morte scuote l’Italia, genera una grande indignazione (sono solo fuori posto durante i funerali le parole del sacerdote che afferma: “L’arrivo dei neri ha prodotto molti disagi e molti vizi”) e pure la politica (per una volta) fa la sua parte. Tant’é che di lì a qualche mese governo e parlamento vareranno la legge 30 sull’immigrazione che riconosce agli stranieri extracomunitari la stato di rifugiato, eliminando così la limitazione geografica per i richiedenti asilo.

Il film storicizza come le battaglie di resistenza nei ghetti neri dei territori della Campania siano segnate da molte sconfitte e, di tanto in tanto, pure da qualche isolata vittoria. Nel 1996 il boss di Casal di Principe Nicola Zara annuncia “via gli immigrati dal nostro territorio”. Ma il ricatto e l’imposizione della camorra non trova sponda tra gli abitanti, i quali si schierano con gli immigrati sconfiggendo e umiliando la criminalità organizzata.
Ma quella vittoria rimarrà a sé stante: “Oggi i racconti degli immigrati sono l’eco delle parole di denuncia di Jerry Maslo”, oggi, come ieri, gli immigrati continuano ad essere schiavizzati, producono ricchezza per il territorio ma vivono nella miseria più degradata.

“Non è un paese per neri” è un documento riuscito anche per come si inseriscono nel racconto le testimonianze del combattivo ex-sindaco di Casal di Principe Renato Natale, della giornalista del Mattino Rosaria Capacchione (che vive sotto scorta), di Fausto Bertinotti e Claudio Martelli (al momento dell’uccisione di Maslo vice-primo ministro) e di quelle degli immigrati nelle cui parole ritroviamo un’Italia di cui tutto si può dire tanto tranne che sia un paese per neri.
Un cinema del reale (e dell’antagonismo) è l’opera di Andria-Romano-Leombruno-Amodeo che ci interroga su un conflitto sociale non risolto e proprio per questo diventa qualcosa di più, che va ben oltre le immagini e i fatti esposti.

04/05/2012, 13:00

Mimmo Mastrangelo