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Note di regia de "L'Uomo Doppio"


Note di regia de
L’uomo doppio parte dalla riflessione sull’identità emersa dal precedente film Folder, in cui ho raccontato, attraverso una modalità diaristica, un anno della mia vita particolarmente significativo. L’opera, immersa nel dirompente fiume del contemporaneo, era giunta a scandagliare all’interno di una quotidianità frenetica i vari aspetti dell’identità.

Ne L’uomo doppio, ho concentrato lo sguardo nella mia vita di coppia e nel mio lavoro di artista in maniera ancora più invasiva.
Mi sono usato come cavia per indagare sugli aspetti in luce e in ombra della personalità. Ho imbastito i miei giorni attraverso un pensiero che si è costruito man mano diventando sempre più sofisticato e distante dalle ragioni del corpo. Ho realizzato che quanto più la mente si allontana dal corpo con i suoi astratti approdi tanto più questo acclamerà nutrimento carnale. L’istinto emerge nelle pause della mente. La sensualità e la vanità contraddicono gli sviluppi del pensiero. Il corpo sembra saziarsi di desiderio di possessione mentre il raziocinio della mente sembra essere approdato lontano anni luce dal corpo stesso.

Ne emerge una duplice natura dell’uomo, divisa tra le ragioni del corpo e le ragioni della mente.
Questo processo di conoscenza di sé si traduce attraverso scatti fotografici, vita di coppia, voyeurismo, continui spostamenti geografici, tradimenti multimediali e letture. Un fermo immagine del caos pronto ad essere raccolto per diventare riflesso del proprio tempo. Come in Folder ho sviluppato l’idea di rappresentare la contemporaneità nel modo più fedele possibile senza troppi ostacoli, come in una sorta di affresco. Ho utilizzato mezzi veloci e poco ingombranti, apparecchiature low-fi, collegamenti skype, utilizzo dei network, per essere il più possibile aderente al nostro tempo e costruire così il mio diario. Un diario scritto di getto che segue la fluidità e la leggerezza dei massmedia ed i continui spostamenti da un contesto ad un altro. Questo procedere ad innesti evidenzia una iper-vita, in cui al centro vi è lo schermo del computer che come uno specchio interattivo riverbera noi stessi nelle molteplici possibilità d’utilizzo vero e virtuale.

Cosimo Terlizzi