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Note di produzione di "Quattro Notti di uno Straniero"


Note di produzione di
Quatre nuits d’un étranger è l’ultimo film realizzato da Fabrizio Ferraro, ancora una volta a Parigi, ancora una volta distribuito da Boudu che vuole rimanere al fianco di Ferraro e al fianco di due amanti, presi in una Parigi allucinante di bianchi e di neri. È la seconda parte di un dittico che gira, anzi, naviga intorno all’im-possibile bisogno di contatto. Con l’altro, l’altra, la città, il mondo. Quatre Nuits è “l’altro” di Penultimo Paesaggio, il precedente film del 2011. Il protagonista di Penultimo Paesaggio, spalle alla platea e in faccia al mondo, inveiva contro la condizione quasi irrimediabile di una società che, pigramente, muoveva verso il nulla. Ora, quello stesso protagonista sta guardando i due amanti che si rincorrono, accecati da luci abbaglianti e da una Senna senza fondo.

Un secondo film necessario da produrre, non solo perché già annunciato nella coda del primo, ma anche perché dovevamo vedere, sperare che quell’invettiva colpisse il segno.
Ora questi altri due, silenziosi, guardano guardati.
Impossibile la sottrazione.
Si fondono: monumenti nel monumentale napoleonico.
Si guardano finalmente e noi li guardiamo e la città li guarda e l’acqua li guarda e i turisti li guardano.
Guardano guardati.
Un dittico necessario che non dà sentenze anche quando sputa la rabbia di rabbia. Non c’è soluzione di continuità tra gli sguardi e la città e rimaniamo attoniti, rimangono attoniti.
Infiniti, in una città sfinita.
Scendiamo in piazza, non scendiamo in piazza, rise up Europe. Tu rise up e lei rise up.

Marcello Fagiani