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QUATTRO NOTTI DI UNO STRANIERO - Da Dostoevskij al cinema


Esce il 14 Febbraio, il film "ottico" di Fabrizio Ferraro ispirata a “Notti Bianche” di Dostoevskij con Marco Teti e Caterina Gueli Rojo


QUATTRO NOTTI DI UNO STRANIERO - Da Dostoevskij al cinema
Un'immagine di "Quattro notti di uno straniero" di Fabrizio Ferraro
"Quattro notti di uno straniero parte da un testo – “Notti Bianche” appunto - che ha affascinato, in passato, molti registi, come Visconti, ma si confronta anche con molti altri elementi per poi aprirsi ad altri contesti. E’ il tentativo di sviluppare il film sul piano ottico e portare Marco e Caterina, i due protagonisti, sulla totalità ottica".

Così il regista Fabrizio Ferraro, fortemente influenzato dagli studi di filosofia del linguaggio e dalla passione per la fotografia, ha spiegato la sua trasposizione cinematografica dell’opera di Dostoenskij: conclusiva di un dittico iniziato con "Penultimo Paesaggio" e quasi una prova sperimentale che vuole esaltare e celebrare il linguaggio fotografico, capostipite di quello cinematografico. Il cinema, secondo la concezione del regista, deve, infatti, coincidere con un processo ottico: è un tentativo di portare sul piano ottico le vicende che accadono simultaneamente. E’ una sensualità che mette in comune i sensi assopiti con inquadrature fisse e statiche che vanno dai tre secondi ai dieci minuti. E "Quattro notti di uno straniero" è un film sulla luce: sulla liberalizzazione del dispositivo ottico.

Immagini e suono, prodotto quest’ultimo soprattutto dallo strumento del clavicordo e caratterizzato da una funzione che, in questa pellicola, è interna, sono gli elementi, infatti, centrali di questo racconto fotografico ambientato a Parigi ed ispirato a “Notti Bianche” di Dostoevskij, dove un uomo e una donna si aspettano, si incontrano, si vedono, si sfuggono e passeggiano lungo le rive della Senna, lungo i ponti, lungo i viali alberati e i sottopassaggi parigini, in momenti scanditi da dissolvenze che alternano al nero della notte il bianco abbagliante delle luci e del giorno.

Girato in soli tre giorni in una Parigi irriconoscibile: in ambienti esterni che hanno richiesto quattro mesi di sopralluoghi per poter, come ha precisato lo stesso Ferraro, entrare in accordo con loro per diventare così interni da far sentire il regista uno straniero.

Tradizionale ma tenace il ruolo della produzione, che insieme con la distribuzione Boudu, in sala il prossimo Aprile con “The Dark Side of the Sun”, ha deciso di puntare sui cineclub di provincia coraggiosi e sul sostegno televisivo di Fuori Orario, co-produttore del film.

“Quattro notti di uno straniero” è un film curioso, sicuramente innovativo e di rottura del linguaggio cinematografico italiano, che affida il racconto alle sole immagini e al suono; uscirà nel giorno di San Valentino, in venti sale italiane, distribuito da Boudu e co-prodotto da Fuori Orario.

29/01/2013, 09:39

Alessandra Alfonsi