Festival Internazionale della Cinematografia Sociale \
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JUST PLAY - La forza della musica


Il documentario di Dimitri Chimenti racconta l'esperienza dei musicisti dell'Associazione Al Kamandjâti nelle zone di guerra.


JUST PLAY - La forza della musica
"Just Play" di Dimitri Chimenti è sicuramente un documentario interessante. Il regista segue nel suo viaggio l’associazione Al Kamandjâti, formata da musicisti internazionali impegnati nell’insegnamento della musica all’interno delle zone di guerra. L'associazione Al Kamandjâti (AK) é stata creata nel 2002 da Ramzi Aburedwan, un violista (medaglia d'oro al Conservatorio d'Angers, Francia) nato e cresciuto nel campo di rifugiati di Al Amari, nei dintorni di Ramallah. Al Kamandjâti opera per supportare l'educazione e la scolarizzazione dei bambini palestinesi facilitando loro l'accesso alla musica, in particolare per quelli che vivono nei campi di rifugiati e nei villaggi di tutta la Palestina e di parte del Libano. Questo progetto li incoraggia a praticare la musica, oltrepassando così le quotidiane difficoltà dovute all'occupazione militare israeliana. Al Kamandjâti conta al momento 500 studenti.

"Just Play" è un viaggio all’interno di un ambiente musicale nel quale la passione per l’arte e per l’espressione riesce a superare la barriera fisica e politica che è stata eretta tra i popoli. Il regista segue i vari componenti di questa orchestra multi etnica, formata anche da bambini di 10 anni che muovono i primi passi con lo strumento musicale e che sfidano posti di blocco, militari e checkpoint per la pura voglia di suonare. Chimenti è abile nel raccontare il quotidiano dei musicisti e li accompagna in vari momenti di concerti nella Striscia di Gaza. Commoventi le sequenze dei giovani che suonano a Porta Damasco e intenso il momento nel quale si accompagna a Gerusalemme un giovane cantante del gruppo senza i permessi per circolare. Il film riesce ad essere leggero e politico allo stesso tempo, la musica accompagna le immagini nei territori dei rifugiati e trasmette un senso di speranza e di desiderio di cura attraverso l’arte e l’insegnamento. Ottimo il ritmo del montaggio e la scelta delle persone che vengono “pedinate” all’interno delle performance e dei concerti.

07/04/2013, 19:51

Duccio Ricciardelli