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Note di regia del cortometraggio "Sammontana:
la Storia di un Sorriso"


Note di regia del cortometraggio
Quando Armando Testa e Sammontana mi hanno proposto di realizzare un video che sviluppasse la storia di un marchio così prestigioso come Sammontana ho deciso di accettare subito, per il legame forte del gelato con il mondo dell’infanzia e con i miei ricordi di quel periodo. Ho scritto il trattamento di getto, perché i colori e le grafiche realizzate da Milton Glaser per Sammontana sono parte del mio immaginario infantile. Mi piaceva l’idea di rappresentare la storia della Sammontana come se fosse un sogno collettivo e così ho fatto.
Insieme ai creativi di Armando Testa abbiamo deciso di basare il video su un impianto scenico di pop-up. Non volevo che fosse però il classico video con elementi cartotecnici in movimento, linguaggio ormai un po’ saturo. Volevo aggiungere qualcosa di originale e da qui l’idea di unire la retroproiezione. Grazie all’apporto di grandi talenti dell’illustrazione italiana come Virginia Mori, Mara Cerri e Magda Guidi ho puntato così a superare i limiti tecnici imposti dal libro di carta semplice.
I componenti della famiglia Bagnoli che hanno creato il marchio e la storia di Sammontana sono illustrati e animati con la tecnica dell’acquarello per dare loro un’aurea poetica e magica.
Il riferimento principale per i balletti degli oggetti sono stati Norman Mclaren e Oskar Fischinger, per la qualità delle loro coreografie astratte che creano dei movimenti poetici.
Dal punto di vista tecnico uno dei traguardi maggiori è stato la ricostruzione animata di un time-lapse. I tempi lunghi di esposizione della macchina mi hanno permesso di ricreare la scia luminosa delle macchine e l’illusione del passaggio del tempo.
Tutti gli effetti presenti nel video sono elaborati con la stop motion, muovendo gli oggetti dal vivo. Per un totale di 3550 scatti che in successione creano l’illusione del movimento. Si tratta insomma di un lavoro totalmente artigianale e materico, che rispecchia la mia concezione di un cinema fatto “a mano”.

Virgilio Villoresi