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Intervista a Licio Esposito, tra "Munnizza" e "Addivanati"


Intervista a Licio Esposito, tra
Una provocazione, una discettazione filosofica? Né l’una né l’altra è solo il riconoscimento dello stato comatoso in cui è caduta la nostra mente (e volontà). E’ “Addivanati” (nel senso di allettati), l’ultimo cortometraggio del filmmaker Licio Esposito che è stato presentato ad una delle cinque giornate di MoliternoAgrinCorto 2013.

Su un testo dell’attore Giuseppe Boy, Esposito ha adagiato il suo sguardo su un divano (rosso) il quale fa da contrappunto ad un pastone di sequenze-tv, mentre la voce recitante (lo stesso Boy) palpa la condizione di ammorbamento in cui è caduta la coscienza di un uomo (che poi siamo noi tutti in generale). Una apatia che porta “l’uomo-tutti” a smaterializzarsi nel corpo e nella mente, ad annullare totalmente ogni minimo sforzo di volontà (e di muscolo) a reagire alla sua morte da vivo.

Incontrando Licio Esposito abbiamo parlato non tanto di “Addivanati”, quanto di “Munnizza”, un corto illustrato su disegni di Marta Del Prato, ideato e realizzato insieme ad Andrea Satta (leader della band dei Tetes de Bois) e dedicato alla memoria di Peppino Impastato e di sua madre Felicia. “Munnizza”, dopo essere stato presentato in rassegne e scuole, è diventato ora anche un cofanetto di cento cartoline dove ad ogni tavola della Dal Prato è stato allegato “un pizzino di libere parole” per ricordare la passione civile di Impastato. Prodotto dalla Cactus di Esposito, insieme all’Associazione Libera di Don Luigi Ciotti, il cofanetto ha, tra le altre, le voci “in pizzino” quella dello stesso Don Ciotti, dello scrittore Erri De Luca, degli attori Luigi Lo Cascio ed Ulderico Pesce, Cristina Donadio, di Giovanni Impastato, fratello di Peppino, dei cantautori Giovanna Marini ed Alessio Lega, dei giornalisti Attilio Bolzoni, Darwin Pastorin, Filippo Vendemmiati

Come è nato il cortometraggio "Munnizza"?
Munnizza è nato da una esperienza vissuta in prima persona nel 2008 a Cinisi, al trentennale della morte di Peppino Impastato che ricorre il 9 di maggio. Nell’occasione io e i Tetes de Bois, band romana con la quale collaboro da tempo, siamo stati invitati da Giovanni Impastato per un concerto.
La sera dell’esibizione abbiamo scoperto una comunità distante e ancora lontana dall’aver metabolizzato la memoria di Peppino e di quello che lui rappresenta. Il pubblico del concerto era composto prevalentemente da giovani di tutta Italia e pochissimi di Cinisi. Tutte le finestre e i battenti erano ben chiusi, ora come trent’anni fa, e abbiamo immaginato che da dietro quelle fessure ci fossero tanti occhi che ci spiavano e ci giudicavano. Si respirava un’aria pesante insomma, e Giovanni Impastato lo ha gridato dal palco.
Il giorno dopo io, Andrea Satta e Timisoara Pinto ci siamo incamminati dall’albergo per andare a pranzo con Giovanni. In un vicolo siamo passati presso due ristoratori che chiacchieravano sull’uscio di un locale, e abbiamo sentito alle nostre spalle queste parole “…ma ‘a munnizza si paga tutti i jorna o ‘na vota all’anno?”. Guardandoci negli occhi, senza capire bene, siamo andati avanti. Poi abbiamo chiesto a Giovanni cosa significassero quelle parole e lui ci ha detto che la “munnizza” siamo noi che invadiamo ogni anno Cinisi in memoria di Peppino e che già eravamo un giorno oltre quello tollerato, quindi ce ne dovevamo andare. E così, tornati a casa, Andrea ha scritto un testo e io e Marta Dal Prato ne abbiamo fatto un cortometraggio illustrato, per non dimenticare quello che avevamo vissuto e soprattutto per contribuire a raccontare la memoria di Peppino Impastato.

Insieme al corto è nata anche una mostra itinerante...
Nel 2012, alla presentazione del film alla famiglia e agli amici di Peppino, proprio in casa Badalamenti, abbiamo esposto le illustrazioni originali utilizzate nel corto.
Questa idea nel 2013 è diventata una “mostra itinerante” con l’aggiunta di pannelli fotografici dell’archivio di Casa Memoria e testi che raccontano la vita di Peppino e Felicia Impastato.
La mostra itinerante è stata ospitata in dieci città italiane, ed ha coinvolto tanti istituti scolastici e studenti diventando un pretesto per una indispensabile riflessione e un’approfondita conoscenza dell’opera politica e artistica di Peppino.

Secondo te Peppino Impastato cosa rappresenta oggi nella società italiana?
Peppino rappresenta in modo ancora attuale la lotta alla mafia e ai poteri forti che, come oscuri burattinai, manovrano una società in balìa di falsi miti e incredibilmente a corto di memoria. L’obiettivo del progetto Munnizza è raccontare di Peppino Impastato ai giovani che non hanno avuto l’occasione di conoscerne la storia.
Molti si chiedono la validità del suo sacrificio, a cosa sia servita la sua battaglia a viso aperto se poi ha trovato la morte e quindi se abbia perso mentre la mafia continua la sua strada di morte. Noi crediamo che non sia così.
“Peppino è vivo e le sue idee camminano con le nostre gambe”, perciò siamo ancora qui, dopo 34 anni, a parlare di lui e a portare in giro il suo pensiero, l’amore per la sua terra e il sogno di una politica responsabile. Siamo ancora qui ad ascoltare le storie che i suoi compagni ci raccontano e soprattutto a sostenere Giovanni, che continua a percorrere il solco tracciato da suo fratello Peppino e da sua madre Felicia .

"Munnizza" è stato presentato anche nelle scuola, qual è stata la reazione degli studenti? Hanno avuto difficoltà a cogliere dal linguaggio dell'animazione la trafedia del giornalista siciliano?
Le reazioni in generale sono state positive e spesso abbiamo coinvolto gli studenti e gli insegnanti, come nel caso della dirigente scolastica Ester Andreoli e della prof.ssa Marilena Baldi entrambe del Liceo Artistico di Salerno, in un percorso di produzione di opere collettive dedicate a Peppino, rendendo i ragazzi protagonisti piuttosto che spettatori, anche nell’allestimento della mostra, incontrando scrittori, attori, poeti, musicisti, giornalisti, magistrati e illustri rappresentanti della società civile.
Tornando al corto, molti studenti ne hanno apprezzato il linguaggio e la forma scelta per raccontarlo, perché “molto intima ed emozionale, fatta di frammenti di memorie e visioni. Dove abbiamo incontrato studenti che non conoscevano la figura di Peppino ci siamo preoccupati di dare gli strumenti giusti per decodificare il nostro corto e, con il prezioso aiuto degli insegnanti, abbiamo fatto vedere il film “I cento passi” e il documentario “Lunga è la notte”. I ragazzi hanno colto il peso storico e la grande figura di Impastato e quello che ci ha lasciato in eredità.

Dopo il film e la mostra è diventato anche un progetto con Libera in cui cento autori ricordano (omaggiano) liberamente Impastato...
Quando presentammo ai familiari e agli amici di Peppino il cortometraggio, vi era anche una piccola esposizione delle illustrazioni del corto e dieci pannelli con dieci pensieri, dedicati da poeti, scrittori e cantautori nostri amici a Peppino Impastato. Questi dieci “pizzini”, stampati come delle cartoline con il testo e i fotogrammi del corto, raccolti in un cofanetto da regalare agli ospiti realizzato e prodotto con Marta Dal Prato e Paola Vacca per ricordare questa occasione.
Questo cofanetto di dieci cartoline è molto piaciuto ad Andrea Satta che ha pensato bene di proporlo all’associazione Libera, che con grande entusiasmo ha accolto il progetto Munnizza: in sei mesi siamo riusciti a coinvolgere cento autori disponibili a scrivere cento parole, come i cento passi, da dedicare a Peppino. Il risultato è un cofanetto con cento cartoline/pizzini e il dvd del corto Munnizza allegato, un oggetto distribuito da Libera nelle varie occasioni da essa organizzate.

Oggi è migliorata o peggiorata la situazione della distribuzione cinematografica?
Fino a qualche anno fa l’unica opportunità per distribuire o vedere certi film era andare ai festival in giro per l’Italia. Se ti andava bene, il tuo film veniva selezionato in concorso, riuscendo come autore ad ottenere almeno l’ospitalità. Questa occasione ti permetteva di vedere altri film e incontrare autori, creare contatto e fare esperienza.
Oggi con l’avvento della rete tutto è più veloce e a portata di mano. Puoi vedere tutti i film che vuoi, contattare gli autori che desideri, e soprattutto se vuoi lanciare un tuo film, devi solo pubblicarlo sul tuo sito o sui social network. Il risultato è che avrai sicuramente molti più spettatori rispetto a prima. La possibilità di inviare un file in velocità e senza costi quando all’epoca dovevi produrre una cassetta e spedirla con le poste… tutto molto costoso e limitante per un giovane regista.
Oggi tutti possono realizzare cortometraggi grazie alle tecnologie che hanno abbassato i costi e creato nuove occasioni… Cesare Zavattini l’aveva previsto e augurato in tempi non sospetti.

Per salvare il cinema credo si debba portarlo nelle scuole, tu che ne pensi?
Aggiungo che c’è bisogno di iniziare dai bambini, coinvolgerli in laboratori di cinema facendo realizzare loro dei film e facendogli vedere film, spiegandoli e criticandoli insieme. Far conoscere il cinema altro, non soltanto il cinema che racconta storie d’amore o di supereroi.
Penso per esempio alla video arte o alla video poesia, oppure al cinema d’animazione astratto, a far vedere autori sconosciuti o il cinema dei paesi culturalmente lontani e distanti da noi. Perché non è possibile raccontare ai bambini tutto questo?
Forse per chi decide i programmi ministeriali dall’alto è meglio non allargare troppo gli orizzonti, potrebbe essere un problema dover governare menti pensanti …

Con Andrea Satta stai preparando un nuovo lavoro?
Io e Andrea viviamo di emozioni e progettualità. Siamo sempre alla ricerca di nuove sfide ed orizzonti. Alcune volte condividiamo le energie e i sogni. La risposta è si, stiamo lavorando ad un nuovo progetto interessante e stimolante che attraverserà la tua Basilicata.

Se dovessi presentare "Addivanati" a chi non l'ha visto che diresti?
Il cortometraggio nasce dopo aver visto uno spettacolo di Giuseppe Boy, poeta, attore ed autore del testo. Un testo che mi ha colpito per la sua potente ironia e la sua cruda verità. Ne ho percepito una chiave politica e attuale sulla condizione di gran parte dell’umanità. Una radiografia chiara e concreta. Un guardarsi allo specchio e vedere quello che non pensavi mai di essere diventato. Subito dopo averlo ascoltato è stato come sentire un urlo, un grido d’allarme, una critica ai mezzi di informazione e anche a tutta quella politica assopita e autoreferenziale che continua a giocare con questo mondo.

28/10/2013, 09:00

Mimmo Mastrangelo