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FUGA DI CERVELLI - Un salto nel buio: dalla tv al cinema


Una commedia con tutti gli ingredienti per acchiappare i teen-ager, più quei "temi caldi" che fanno tanto impegno sociale. Il debutto di Paolo Ruffini, dedicato ai nerds, appare come un'operazione commerciale nella quale si è poco badato a stile e contenuti. Al cinema a partire dal 21 novembre, “quando Checco Zalone ci lascerà qualche sala", ha scherzato Giampaolo Letta di Medusa.


FUGA DI CERVELLI - Un salto nel buio: dalla tv al cinema
Paolo Ruffini, regista di "Fuga di Cervelli"
Per il suo esordio da regista, il comico livornese Paolo Ruffini gira il remake italiano del campione di incassi spagnolo, "Fuga di cervelli", e per il cast si si affida a volti noti della televisione e dei social media, “meno accademici e più comunicativi”, come Frank Matano de Le Iene, Guglielmo Scilla, in arte Willwoosh, e il duo comico “i Panpers”, suoi colleghi di Colorado.

Detto questo non è che del film ci sia moltissimo da raccontare: va preso per quello che è, l’ennesima variazione sul tema dello sfigato innamorato della più bella della scuola. La storia è quella di Emilio, interpretato dall'attore Luca Peracino, un classico “nerd”, innamorato fin dall’infanzia di Nadia, la modella Olga Kent, vista in Natale a Cortina. Quando lui finalmente si decide a dichiarare il suo amore, lei vince una borsa di studio e si trasferisce ad Oxford. Per riuscire a conquistarla, Emilio lascia casa e certezze e parte per il celebre campus inglese, insieme alla sua combriccola di amici squinternati, tutti rigorosamente sfigati. Un ragazzo cieco, interpretato dallo stesso Ruffini, e da sempre miglior amico di Emilio, uno “spacciatore etico”, soprannominato Lebowski, come il protagonista del cult dei Coen, un ragazzo disabile, costretto su una sedia a rotelle, ma allo stesso tempo ossessionato dalle ragazze e dal sesso, ed infine, non poteva mancare, l’intellettuale del gruppo, e gay non dichiarato.

“Ho voluto dedicare questo lavoro a chi si sente sfigato, solo e ha voglia di ridere”, dichiara il regista, e per questo ricicla la formula dei vari college movie americani, per di più di quel sottogenere che è la commedia di ambientazione "teen”, dove il prevedibile gioco degli equivoci, il linguaggio scurrile, e alcune sterzate sul lato sentimentale, garantiscono comunque gag facili e pronte all'uso.

Ruffini si prende pure la briga di trattare con ironia, temi caldi come omosessualità, cecità, e disabilità. “Ma non sono questi argomenti ad essere presi in giro quanto l’ipocrisia della gente. E poi se non si può scherzare su qualcosa, questo sì che diventa un problema”, conclude il neoregista.

06/11/2013, 10:00

Monica Straniero