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TEMPORARY ROAD - Franco Battiato a Roma


Il cantautore siciliano incontra il pubblico della Capitale per presentare il documentario che lo vede protagonista. Un grande artista, un personaggio interessante


TEMPORARY ROAD - Franco Battiato a Roma
Franco Battiato
Per Franco Battiato niente è come sembra. “Da quando ho cambiato segno zodiacale sono molto più tranquillo, perché l’Ariete ha una testardaggine che può essere positiva, ma che diventa negativa se si trasforma in chiusura”.

Dopo il successo al Festival di Torino è sbarcato a Roma "Temporary Road, (una) vita di Franco Battiato", il film documentario, diretto da Giuseppe Pollicelli e Mario Tani, che prova a svelare al pubblico l’eclettismo artistico di chi ha intrapreso un percorso creativo ed esistenziale alla ricerca del senso della musica come metafora dell’enigma dell’universo.
“Sono legato al pianeta Terra solo per nascita, ma mi sento uno spirito libero capace di volare oltre i luoghi comuni, la corruzione della materialità e l’incubo delle passioni”, ama ripetere Battiato, che non ha mai nascosto il suo disprezzo per le masse e la “gentaglia che governa il nostro Paese”, e la diffidenza verso le rivoluzioni politiche “che portano sempre a dittature”.

Con una regia educata e timorosa di invadere il terreno del suo protagonista, il film si dipana tra interviste, materiale di repertorio dei video musicali, immagini del backstage del tour e della registrazione del nuovo album, Apriti Sesamo, e una lunga conversazione con l’artista. Un viaggio nel tempo nelle molteplici vite di Battiato, dagli esordi nella musica leggera fino alla svolta intellettuale degli anni Ottanta, dalle sperimentazioni nella pittura fino ad approdare al cinema con il semi-autobiografico, Perduto amor, “perché dalla musica si termina nella trasposizione cinematografica”.

Eppure non c’è una grande verità da comunicare ma una personalissima idea di spiritualità e religione. “Non ho una fede. Ho abbracciato le più importanti correnti spirituali, il metodo Gurdjieff, il sufismo, il buddhismo, per scoprire ciò che conta davvero, il silenzio interiore”.
Un cambiamento iniziato alla fine degli anni Sessanta in seguito alla profonda crisi esistenziale scatenata dal successo che stava sopraggiungendo. “Il successo non mi ha mai convinto. Medito tutti i giorni, all’alba e all’imbrunire perché solo attraverso l'elevazione spirituale possiamo avere un'altra visione del mondo e la vera conoscenza di sé. Perché la musica è la mia vita , ma la meditazione è il mio mestiere".

25/03/2014, 09:00

Monica Straniero