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IL SEGRETO - Gli scugnizzi ed il Cippo di Sant’Antonio


IL SEGRETO - Gli scugnizzi ed il Cippo di Sant’Antonio
Tra Santo Stefano e Sant’Antonio, nei Quartieri Spagnoli di Napoli, vi è una tradizione che vuole che gli alberi di Natale vengano raccolti e infine bruciati il 17 gennaio. Questa usanza, chiamata Cippo di Sant’Antonio, è ancora praticata dagli "scugnizzi". Cyop&Kaf, street artists partenopei, raccontano questa storia nel documentario "Il Segreto", scritto da Luca Rossomando e con le musiche originali composte da Enzo Avitabile.

“Il Segreto” del titolo è il posto nel quale i ragazzini nascondono la legna raccolta per proteggerla dalle altre "bande" dei quartieri vicini. Il racconto si focalizza sulla gang di Checco Lecco, che accumula i propri abeti, tra i quali quello più grande ed importante della Gallarie Umberto I, all'interno di un palazzo danneggiato dal terremoto del 1980. Per organizzare il falò i ragazzi sono pronti a tutto. Giorno e notte vi è una ricerca spasmodica degli abeti, ma anche la difesa del proprio "segreto" dall'attacco delle altre bande. A fare da contorno alle scorribande tutta l'umanità di una città, quella di Napoli, che mantiene questa vecchia tradizione, talvolta osteggiata, altre volte assecondata dai suoi abitanti.

Cyop&Kaf usano la macchina da presa ad altezza dei bambini con riprese molto mobili, quasi facessero loro stessi parte della banda. Gli scugnizzi non si preoccupano di questa "invasione visiva", ma si muovono con naturalezza come non vi fosse un occhio elettronico a spiarli. Diventano così attori inconsapevoli, molto bravi a svolgere il loro "ruolo", instaurando una fiducia reciproca con la troupe che li segue da vicino, fino all'epilogo finale: l'accensione della pira, che avviene non senza poche difficoltà.

“Il Segreto” racconta uno spaccato di umanità senza pari, ridando vita ad una generazione che sembra lontana nel tempo, ma che invece è ben presente nei quartieri di Napoli. L'identità e la condizione sociale di questi ragazzi sfugge da ogni canone, da ogni etichetta. Sono "piccoli", ma a volte ragionanano come adulti, sembrano coraggiosi, ma hanno anche le loro paure. L'opera dei Cyop&Kaf è antropologicamente molto interessante e dipinge un quadro insolito come è l'arte stessa del collettivo napoletano.

03/05/2014, 20:45

Simone Pinchiorri