CINECITTÀ SI MOSTRA
I Viaggi Di Roby

CANNES 67 - E venne il giorno de "Le Meraviglie"


Dopo "Corpo celeste", la regista Alice Rohrwacher torna a Cannes


CANNES 67 - E venne il giorno de
Nel 2011 Corpo celeste di Alice Rohrwacher era stato bene accolto alla Quinzaine des Réalisateurs ottenendo critiche positive e consenso di pubblico. Il modo di scrutare le realtà locali e portare allo schermo personaggi al margine e in bilico tra due società, quella rurale e quella industriale (la Calabria e la Svizzera), era piaciuto.
Quest’anno la regista fiesolana con un passaggio d’importanza notevole è passata al Concorso internazionale con Le meraviglie divenendo la più giovane cineasta di questa sezione e forse del Festival per il 2014. Anche in questo lungometraggio Alice Rohrwacher predilige personaggi reali e la coralità dell’azione. Il lungometraggio è una coproduzione tra Italia, Svizzera e Germania, e la partecipazione della Rsi e l’ Amka Films di Tiziana Soudani. Protagonisti Alexandra Lungu, Sam Louwyck, Sabine Timoteo, Alba Rohrwacher e Monica Bellucci.

Passato l’effetto novità, il film è stato accolto tiepidamente dalla stampa internazionale e con una certa perplessità dal pubblico alla presentazione ufficiale. Le idee e i propositi della giovane regista annunciati in interviste ed articoli sono restati in gran parte irrealizzati.
Le meraviglie è il lungometraggio di promesse non mantenute, di sogni restati tali, di fiabe che si dissolvono nel nulla. La coralità è superficiale e la regia non ha una linea definita. Inoltre l’uso di smozzicature di diverse lingue (italiano, francese e talvolta anche tedesco) nella stessa scena disorienta e crea difficoltà di comprensione per lo spettatore. Solari e pregnanti di significato le immagini. Ottima l’interpretazione di Sabine Timoteo (Gelsomina), vivificante quelle delle bambine, professionale e ben contenuta nel suo ruolo, quasi da fata turchina, quella di Monica Bellucci, nei panni di Milly Catena, l’animatrice di Il paese delle meraviglie.

Gelsomina preadolescente, con reminiscenze felliniane, ma solo nel nome, ben sviluppata fisicamente e con i piedi per terra, lavora a tempo pieno nella piccola traballante azienda familiare insieme al padre apicoltore, un idealista venuto dal nord dispotico e con poco senso degli affari. Nella famiglia-comunità vi sono anche altre tre bambine più piccole: Marinella, Caterina e Luna, spensieratamente impegnate nelle faccende domestiche. La madre, un’evanescente Alba Rohrwacher di poco peso nel suo ruolo, si occupa dell’economia domestica coadiuvata da Cocò una giovane donna introversa e misteriosa.
A render fragile l’equilibrio della famiglia degli apicoltori è la venuta di un adolescente germanico in soggiorno di riabilitazione sociale .

I membri della piccola comunità di Wolfang vivono operosi, ma non senza preoccupazioni in un casolare al confine tra l’alto Lazio e l’Umbria. Il loro isolamento volontario fa parte della filosofia di vita dei genitori tenutisi sempre in disparte dalla società per una scelta ideologica ma soprattutto per proteggere i loro figli dai pericoli della società consumistica.

In questa vicenda di cronaca familiare arriva sia la minaccia della chiusura del laboratorio di fabbricazione del miele, principale sostentamento della famiglia , perché non consone alle norme igieniche, sia la presenza di una troupe televisiva che prepara Il paese delle Meraviglie, trasmissione che vuole pubblicizzare prodotti tipici della regione. Il film però non prende spessore e la commedia esistenzialistico-rurale fine a se stessa continua come è iniziata: cronaca di un estate laboriosa con le api.

21/05/2014, 08:30

Martine Cristofoli