Festival Internazionale della Cinematografia Sociale \
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MAICOL JECSON - L'estate delle novità indipendenti


Girato in Piemonte, è un racconto di formazione diretto dagli esordienti Francesco Calabrese ed Enrico Audenino. In sala dal 17


MAICOL JECSON - L'estate delle novità indipendenti
L'estate è il momento delle opere prime. E d'estate è ambientato anche "Maicol Jecson", il film di Francesco Calabrese e Enrico Audenino che narra le avventure di due fratelli e un nonno acquisito, attraverso la voce e gli occhi del più grande dei due.

L'idea, che diventa presto pretesa, è quella di offrire un'alternativa ai film indipendenti americani che vedono i giovanissimi come personaggi principali di commedie di formazione; ragazzi che si trovano per un periodo senza il controllo dei genitori e affrontano la vita da soli per la prima volta.

Tra malintesi, incomprensioni, non detto e altri espedienti narrativi la storia si sviluppa priva di una forte ossatura finendo presto per dimostrare la sua debolezza. Dove ci si aspetta la verve e il colpo distintivo dei giovani autori (33 e 34 anni) il film propone eventi, situazioni e personaggi già visti. A cominciare dal protagonista Andrea (Vittorio Giannotti), dalle fattezze del Piero di Ovosodo, e doppiato con l'invadente voce, insopportabilmente impostata, dei ragazzi dei film americani, vittima di quella incontenibile esigenza di fare sesso vista in decine di film del genere.

Protagonista anziano è Remo Girone, che accetta, volontariamente o meno, la proposta dei ragazzi di vestire i panni di un nonno/amico. La super professionalità di Girone lo fa apparire come un pesce fuor d'acqua e malgrado una sicura simpatia del personaggio, la troppa lucidità non riesce a catturare lo spettatore, come ad esempio riuscì ad Alan Arkin in "Little Miss Sunshine".

Di molto simile ai film americani (vedi "Diario di una Schiappa") è la stupidità dei genitori, sempre inetti, distratti e nel caso di Maicol Jecson, assenti sin dalla prima scena (partono da soli per le vacanze, prima che i figli vadano al campo estivo, che ovviamente i ragazzi diserteranno...) e presenti solo attraverso telefonate dal contenuto imbarazzante.

Grosso limite tecnico è la fotografia che gli italiani, a differenza dei direttori della fotografia statunitensi che girano lo stesso in digitale, non riescono proprio a far apparire brillante e profonda, ma sempre grigia, povera di tagli, neri e controluce come quella di un documentario a basso budget.

Malgrado le intenzioni, il film, finanziato dalla Film Commission Piemontese, non riesce proprio a prendere, rimanendo distante e freddo sia nelle vicende sia nei personaggi giovani e meno giovani.

08/07/2014, 10:25

Stefano Amadio