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I viaggi di Roby

Note di regia di "Fango e gloria"


Note di regia di
La Grande Guerra, atroce e assurda, la prima globale, una feroce tempesta d'acciaio che ha devastato l'Europa e che solo in Italia ha spezzato seicentocinquantamila vite e ferito un milione di soldati. La prima guerra di macchine, di uomini e di industrie combattuta da tutti, interventisti e pacifisti, da socialisti e nazionalisti, da analfabeti e grandi intellettuali.

FANGO E GLORIA la racconta con uno stile narrativo particolare e inedito. Il film infatti costruito con fiction e filmati di repertorio che interagiscono continuamente tra loro al punto che il repertorio non rappresenta pi, com prassi, solo e unicamente il passato, il dato di fatto, la fredda ed inoppugnabile testimonianza dellaccaduto, ma entra ed esce dalla ricostruzione di fantasia sostanziandola del pathos della realt e imprimendole il marchio della verosimiglianza.

I personaggi migrano dal girato che li rappresenta e li genera al mondo del repertorio e viceversa. Per realizzare tutto ci, per compenetrare al massimo girato e repertorio, mi sono posto come primo obiettivo quello di attualizzare i filmati storici, vale a dire renderli fruibili come fossero stati girati oggi e non un secolo fa.

Nei laboratori del Luce e in altri altamente specializzati le preziose pellicole dell'Archivio Storico sono state quindi scansionate in Alta Definizione, restaurate da graffi e macchie, acquisite in digitale, variando la velocit di scorrimento - per eliminare le fluttuazioni ondulatorie che avevano le macchine da presa dellepoca e che provocavano i movimenti accelerati e ridicoli a cui siamo abituati. Infine le immagini in bianco e nero sono state colorate, ma nel pieno rispetto della filologia e della storia, con un procedimento che nei risultati assomiglia molto alle bicromie di inizio secolo, come il Kinemacolor di Charles Urban.

Alla ricerca dei colori perduti, si potrebbe dire, per vedere luoghi, persone e cose con occhi ad essi contemporanei, per dare vita nuova ai mille volti senza nome fissati cento anni fa sulle pellicole conservate nellArchivio dellIstituto Luce e farli tornare a tutti gli effetti i protagonisti del racconto del film, spalla a spalla con gli attori che li evocano. Scelte forti, audaci, che potrebbero non essere condivise da chi di quelle vecchie immagini rimpiange la patina di antico a cui tutti siamo abituati, ma nelle quali io credo fermamente, perch sono state adottate non per esibizionismo tecnico o per desiderio di accattivarsi il pubblico, ma, al contrario, perch necessarie e determinanti, perch generano drammaturgia e permettono allo spettatore di calarsi nel racconto in un modo quanto pi possibile vivo e partecipato.

La guerra di ieri come quella di oggi, vederla a colori e al passo giusto ne accentua la tragica attualit e induce a riflessioni sulla natura dell'uomo. Loperazione colore, la prima realizzata in Italia a quanto mi risulta, stata curata da un pool di venti colorist coordinati e guidati da Marco Kuveiller mentre la fotografia, elaborata ed evocativa, opera di Stefano Paradiso che ha girato con una macchina RED in 4K.

Le location della fiction del film si trovano a Verona e dintorni. La trincea dove si svolgono alcune delle scene pi drammatiche stata costruita alle pendici del Monte Baldo, con una accuratezza straordinaria sotto la direzione dello scenografo e consulente storico Mauro Quattrina. Protagonista del film Mario, un ragazzo qualunque del 1914. E' nato nel centro Italia, in una localit volutamente non specificata della riviera romagnola. Entusiasta e pieno di progetti per il suo futuro, un futuro che non vedr mai.

Mario rappresenta i cinque milioni di suoi coetanei che nei tre anni del conflitto vennero chiamati alle armi: venivano dalla Sicilia, dal Piemonte, dalla Sardegna, dal Veneto, da ogni regione di quella giovane Italia e fu proprio nel fango delle trincee che impararono a conoscersi e, secondo alcuni storici, anche a completare concretamente lunit della Nazione.