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Note di regia de "I Figli della Shoah"


Note di regia de
Il dramma della Shoah ha lasciato un’impronta indelebile non solo sui sopravvissuti ai campi di sterminio ma anche sulle generazioni successive. Il trauma subito ha portato ad un immenso vuoto fisico ed emotivo con cui i superstiti si sono trovati a convivere. Il loro senso di colpa per essersi salvati ha reso molto difficile la capacità di vivere una vita normale a guerra finita ed ha, di conseguenza, reso complicata la costruzione di successivi legami familiari. Eccolo, dunque, il pesante fardello dell’olocausto che, oltre ad aver lacerato i genitori ha colpito anche i figli di seconda generazione che sono cresciuti con la consapevolezza di un vuoto affettivo da dover colmare silenziosamente con le proprie forze. Da questa premessa nasce un documentario che vuole indagare nell’animo e nelle emozioni di tutti i protagonisti coinvolti. Nelle loro parole e nei gesti involontari sono sedimentate tracce di esperienze passate, espressioni di dolore che si fanno memoria, testimonianza e coraggio.

Via via emergono con forza le tensioni, le difficoltà ed il volume delle paure che da sempre li accompagna, coinvolgendo lo spettatore in un caratterizzante ed unico percorso umano. Il documentario non ha avuto l'intento di produrre sedute psicanalitiche ma di restituire racconti commoventi vissuti e narrati in prima persona, che culminano nella consapevolezza di provare ad elaborare il proprio lutto attraverso il rapporto e il confronto con i nipoti. Da qui scaturisce l'esigenza di aprire e chiudere questo viaggio nella scuola elementare ebraica Vittorio Polacco di Roma.   Questo è il momento, anche per Israel, di elaborare il suo personale lutto e mettere insieme tutte le storie raccolte in questo suo percorso rendendolo in qualche modo universale. Un percorso di ricerca oggi, di vita che calca il passato, che taglia l’oggi e lo presenta al domani.

Beppe Tufarulo