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Note di regia del film "Fuori Mira"


Note di regia del film
Una palla di neve comincia a rotolare al mattino e diventa sempre più grande, distruggendo quel che trova lungo il cammino.
Fuori Mira è la storia di un quartiere che si disgrega, di un mosaico composto da tessere in un equilibrio apparentemente perfetto, che si sgretola al primo avvenimento eccezionale, rivelando così la sua fragilità.
L’impianto della narrazione è thriller, ma in realtà si tratta di un pretesto per scandagliare l’animo umano in modo disincantato. La paura di perdere quel che abbiamo, ma soprattutto il nostro comportamento di fronte al timore del diverso è affrontato con un tono leggero, da commedia, anche se gli avvenimenti assumono una dimensione drammatica.
Con Fuori Mira intendo osservare la difficoltà del convivere a vari livelli: nella coppia, nella famiglia e nella comunità di un piccolo quartiere che si presta ad essere specchio di tutta la società come la conosciamo.
La nostra è una società multietnica che predica l’integrazione ma attua l’esclusione, come dimostrano le politiche restrittive in materia di immigrazione in tutto l’Occidente. Viviamo in una comunità retta da un equilibrio sottile. Le convenzioni sociali e il rispetto delle regole permettono una buona convivenza di facciata, sorretta da un benessere che però si sta facendo meno confortante. Un singolo episodio, per quanto forte come uno sparo, trascina con sé tutte le paure e può far crollare il castello di carta meticolosamente costruito nel corso degli anni.
Il quartiere di Fuori Mira è il luogo simbolo di un occidente tranquillo, quel tanto claustrofobico da permettere l’ascesa della tensione e da giustificare scatti di follia. È ambientato in Svizzera, dove si parla italiano, ma potrebbe anche essere altrove. È un quartiere periferico urbano di una piccola città di provincia, come ce ne sono tanti. Un luogo che rappresenti i contrasti di un luogo in apparenza tranquillo, quasi idilliaco, ma del quale la cronaca a volte ci racconta le più feroci atrocità, i gesti insani. È un luogo in cui convivono persone di varia estrazione sociale, etnica ed economica, un luogo riconoscibile come particella che rappresenta una società esemplare.
Insomma: è la Svizzera ma non solo. Forse tutta la società occidentale. Lo spettatore deve potersi riconoscere in un tipo di luogo, deve capire più o meno dove si trova, ma non è necessario che riconosca un luogo reale. Per questo, quando la produzione mi ha proposto di girare in Alto Adige, ho accettato subito di buon grado. L’ambientazione è quindi molto simile al Ticino, ma non è un quartiere definito precisamente. Questo permette di estendere l’osservazione delle dinamiche umane al di là delle situazioni provinciali.
Fuori Mira è un film corale. La trama del film si sviluppa attraverso una narrazione multilineare che segue i vari personaggi del quartiere. Non c’è un protagonista assoluto nel quale identificarsi. La continuità emotiva è concentrata sull’evoluzione di tutti i personaggi raccolti in alcune fazioni. Per questo l’attenzione all’incastro degli eventi tende al flusso di sensazioni, in modo che lo spettatore sia sbalzato da una parte all’altra del quartiere senza vuoti emotivi e venga colpito da un sentimento di straniamento, ma non di smarrimento.
Il genere thriller implica armi. Le armi in Fuori Mira, sono inquadrate come elementi che producono fascino e paura allo stesso tempo, come elementi sotterranei pronti ad apparire.
Quella delle armi è una delle problematiche osservate dal nostro film. Secondo alcune ricerche la Svizzera è il terzo paese al mondo (dopo Stati Uniti e Yemen) per quanto riguarda la presenza procapite di armi da fuoco. Sono stimate nel nostro paese 46 armi da fuoco ogni 100 abitanti. Se è vero che secondo gli stessi studi la Svizzera resta uno dei paesi con meno crimini rispetto alla quantità di armi presenti, è d’altro canto vero che la cronaca ci riporta con regolarità casi di uso improprio di armi da fuoco con esito mortale o ferimenti gravi.
Un aspetto affine affrontato dal nostro film è quello dei videogiochi violenti, visto che tre ragazzini del quartiere passano parte della loro giornata immersi in una missione di guerra. Personalmente non credo affatto che i videogiochi portino alla violenza nella vita reale. È però un fatto che videogiochi come “Call of Duty” o “Battlefield” (i cosidetti “sparattutto” o “shooter”) primeggiano da sempre le classifiche di vendita. È innegabile che la violenza e le armi suscitino un fascino, sia nella vita reale che nel mondo virtuale, che la società occidentale fatica a gestire.
Con Fuori Mira desidero proporre una riflessione su noi stessi, sul nostro comportamento, trascinando lo spettatore in una vicenda che lo emozioni. In questo periodo storico il nostro film vuole essere un elemento che si aggiunge ai vari e accesi dibattiti sociali in corso, perché tutti possiamo riconoscerci nei personaggi della storia e riflettere su noi stessi, con un sorriso amaro.

Erik Bernasconi