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Al via a Roma le riprese del film "Non pensavo
che il futuro sarebbe arrivato così presto"


Al via a Roma le riprese del film
Florence Costa
Iniziano stanotte a Roma le riprese di “Non pensavo che il futuro sarebbe arrivato così
presto
” di Jean-Claude Baumerder con Jacques Perrin e Florence Costa.
Tratto da una novella di Dino Risi il cortometraggio è un omaggio al Cinema italiano degli anni 60. Il progetto è una coproduzione tra la società francese Dolce Vita con la romana Kino Produzioni e con il sostegno della Roma Lazio Film Commission.

Due domande al regista:

Perchè questo film?
Ho recentemente divorato il libro di Dino Risi “I miei mostri”.
Uno dei testi mi ha particolarmente emozionato, direi quasi sconvolto.
Nell'edizione francese, questo breve testo di 18 linee si intitola “Je ne pensais pas que le futur allait arriver aussi vite”.
Non ho avuto che un solo desiderio : adattarlo e farne un cortometraggio, un film veramente corto, di una sola scena. Questo testo mi ha rapito perchè mi ha parlato dei film degli anni '60, dell'atmosfera che vi regnava e di Roma, una città per me magica.
Questa scena potrebbe svolgersi ovunque e in qualunque tempo, ma attraverso le sue linee c'è tutta un'epoca e tutto un Cinema che emerge e che mi avvolge completamente.
Tutto d'un colpo Roma, il cinema italiano e quello che rappresenta per me mi hanno totalmente assalito e sedotto.
È come se l'orologio del tempo mi avesse ricordato che avevo dimenticato qualcosa laggiù, riportandomi ai miei sogni più belli.
La prima volta che venni a Roma era il 1975, avevo 19 anni.
Restai per un'indimenticabile vacanza di una sola settimana in compagnia di un caro amico.
Avevamo lo sguardo colmo del ricordo della Roma di Fellini e un desiderio incontrollabile di entrare a Cinecittà!
Nonostante un piano impeccabile è stato impossibile accedervi.
Facemmo invano il tour esternamente con lo scopo di riuscire a penetrare in quello che per noi era il Tempio del Cinema.
In quegli anni si faceva IL Cinema. Risi, Fellini, De Sica, Scola, Visconti, Rossellini, Antonioni, Monicelli, Pasolini, Comencini...
Era il Cinema che mi entusiasmava, quello che mi attraeva a sé a tal punto che detestai i miei genitori di non avermi permesso di studiare l'italiano per venire a formarmi professionalmente e fare dei film a Roma. Un altro aneddoto legato allo stesso soggiorno: portai a Roma una camera super8, una Beaulieu, con la quale filmavo un po' tutto e ovunque.
Facendo un giro sulla via Appia Antica a bordo di un Ciao Piaggio, prendemmo una buca e con la violenta scossa riuscii a romperla!
Ogni giorno, al calar della sera, andavamo a sederci sul bordo della Fontana di Trevi. Lì divinizzavamo il cinema italiano e lo spettacolo che ci offriva mi ha sconvolto.
Non dimenticherò mai un giorno, un romano, si avvicinò a noi con una particolare camminata che non poteva che appartenere a lui; aveva un cappello sulla testa e si preoccupava di adeguarne la posizione facendogli fare un mezzo giro, poi cambiandone l'inclinazione.
Ci guardò, sorridemmo, ripartì rassicurato. da allora tornai tante altre volte a Roma come attratto da una calamita.
C'è questo e molto altro nel passato che mi conduce a Roma oggi per girare questo film.
E c'è qualcos'altro, forse qualcosa che mi è mancato, come se fare un film a Roma avesse potuto essere indubbiamente l'inizio di qualcosa.
Un atto fondatore del quale non avrei mai potuto comprendere la portata. Ma oggi finalmente sono qui
.

Di Che parla il film ?
“Non pensavo che il futuro sarebbe arrivato così presto” è la storia di un uomo che ha una fremito per un desiderio. L'uomo percepisce nello sguardo di lei come una risposta, qualcosa di cercato, profondo e inaccessibile. Ma quest'uomo, che aveva avuto questa stessa pulsione qualche tempo prima, ieri o l'altro ieri, improvvisamente diventa consapevole che cioè che immaginava essere dall'altro capo della sua vita, è già arrivato, è qui e ora.
È vecchio.
E tutto ciò si svolge in un tempo irrisorio, come la vita, giustamente.
L'azione di cui siamo spettatori è o non è la verità?
O è forse un'interpretazione dell'azione?
Inutile sapere. Bisogna sentire le emozioni.
Ciò che vediamo. Ciò che proviamo. Ciò che immaginiamo...
Ciò che ci piace comprendere, scegliere, credere… Tutto è permesso!
È Cinema.
L'uomo che guarda, l'osservatore, corrisponde a “lo sguardo”, cioè la camera soggettiva.
Uno spettatore. Assiste ad uno spettacolo.
Lo spettacolo della vita in un istante: un uomo e una donna, una donna e un altro uomo. E l'uomo che guarda, l'osservatore che interpreta, immagina: l'autore senza alcun dubbio.
Il cineasta senza dubbio.
Il cineasta ha la facoltà di inventare la vita. I crocevia delle vite, gli idilli, gli inganni, le doppie vite. È il maestro e la vittima, perché non appena immortalato, l'istante gli sfugge per sempre.
Ciò che è rimasto impresso per sempre, è già nel passato, mentre Lui è già nel futuro
.

11/06/2015, 13:00