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LOCARNO 68 - "Vivere alla grande" di Fabio Leli


Il documentario è dedicato al tema attualissimo del gioco d'azzardo


LOCARNO 68 -
Presentato fuori concorso il film "Vivere alla grande" di Fabio Leli.

Prima mondiale ed opera prima del regista. L’Italia è sotto attacco. L’invasore non è uno Stato estero. Il nemico non ha un volto facilmente riconoscibile, ma la sua presenza è ormai talmente forte e radicata, che viene quasi considerato un alleato dal governo italiano. E’ il gioco d’azzardo legalizzato, macchina perfetta che lavora a più livelli, e che nell’ultimo anno ha succhiato agli italiani 100 miliardi di euro.

Succhiati si, ma spontaneamente. Perché non è solo una questione di denaro. Sembra una tassa invisibile e volontaria, una tassa del popolo. L’invasione si sviluppa a livello economico, ma anche territoriale, politico, sociale, mediatico e culturale. E’ un circolo vizioso, che coinvolge tutti questi aspetti e li modifica per il fine massimo: il profitto. Ma un profitto di pochi, in contrasto alla sofferenza e alla povertà di molti, troppi. Perché indubbiamente l’unico modo certo e accurato di guadagnare con il gioco d’azzardo è solo uno: gestirlo.

Parlare di gioco d’azzardo nel 2015 potrebbe risultare "di moda", dato che ultimamente si ascoltano voci giornalistiche gridare allo scandalo in tv. Ma il tema viene trattato allo stesso modo con cui i mass media trattano qualsiasi altro argomento, ovvero con distacco, puntando all’audience più che all’informazione. Purtroppo succede spesso...

Dichiara il regista: "Avevano voglia di urlare, di testimoniare, di scoprire se le colpe fossero esclusivamente attribuibili a loro o se magari qualcuno aveva incentivato la loro tragedia personale. Ma soprattutto avevano voglia di aiutare chi magari sarebbe potuto cadere nei loro stessi errori. E non avrebbero mai voluto farlo attraverso i numeri che sentiamo ai telegiornali, ma raccontando le loro storie. Perché i numeri si dimenticano in fretta, una storia che emoziona e tocca sentimenti comuni a ognuno di noi, resta più impressa nella memoria collettiva".

08/08/2015, 08:15

Luca Corbellini