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L’Italia, "Bella e Perduta", di Pietro Marcello


In sala dal 19 novembre, distribuito in quindici copie da Istituto Luce Cinecittà, “Bella e Perduta” di Pietro Marcello, prodotta da Avventurosa e RaiCinema con la collaborazione di Mario Gallotti e Fondazione Cineteca di Bologna. Di Elio Germano la voce del bufalo campano Sarchiapone.


L’Italia,
“Ho imparato a guardare l’Italia contemplando il suo paesaggio dai treni, riscoprendo di volta in volta la sua bellezza e la sua rovina. Spesso ho pensato di realizzare un film itinerante che attraversasse la provincia per provare a raccontare l’Italia: bella, sì, ma perduta. Anche Leopardi la descriveva come una donna che piange con la testa tra le mani per il peso della sua storia, per il male atavico di essere troppa bella.” Così Pietro Marcello ha analizzato il suo nuovo lungometraggio “Bella e Perduta”, presentato al Concorso Internazionale del Festival del Film di Locarno e prossimo evento di preapertura del Torino Film Festival per mantenere quel legame di continuità con la rassegna piemontese, che già nel 2009 aveva ospitato e premiato il suo primo lungometraggio “La Bocca del Lupo”.

Non selezionato alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, ma già acquistato da MaxFactory, che ne sta curando le vendite internazionali, questa sua nuova opera, che contiene nel titolo quasi un ossimoro, “Bella e Perduta” appunto, è un racconto che oscilla tra il sogno e la realtà e, da un punto di vista cinematografico, un’opera ibrida: fiaba e documentario di denuncia al tempo stesso. “Un film indipendente e politico” come lo ha definito lo stesso Marcello.

È una fiaba per la presenza di Pulcinella, maschera tipica della tradizione campana e della Commedia dell’Arte, che nella cultura etrusca, dove nasce, svolge la funzione di intermediario tra i vivi e i morti. Nella pellicola conserva questa funzione e quella tradizionale di servo umile diventando ancora di più “una forza della natura che ha un ruolo fondamentale nella terra campana.” È, inoltre, una fiaba anche per l’intento di riscattare e “salvare” la figura del bufalo, "un animale considerato inutile"- come ha spiegato lo stesso regista- "per la filiera produttiva".

Appartiene, invece, al genere del documentario perché è un’opera di denuncia dell’abbandono, di disinteresse e del degrado, in cui versano alcuni monumenti e ambienti campani, in particolare, la Reggia Borbonica di Carditello, da cui la storia si sviluppa, che solo nel 2014, come gli stessi autori hanno dichiarato in conferenza stampa, grazie all’intervento di Massimo Bray, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha potuto riscattare.

Infine, per la realizzazione della pellicola ha avuto un ruolo decisivo il contributo della Cineteca di Bologna che "per noi" - hanno chiosato gli autori Maurizio Braucci e Pietro Marcello - "che ci siamo formati nel centro sociale Armando Maradona è una piccola soddisfazione"."

14/11/2015, 12:03

Alessandra Alfonsi