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Note di regia di "Daimon"


Note di regia di
Ho seguito con la videocamera per diversi anni quattro mie amiche, tutte madri con figli in età diverse. Le ho osservate e ascoltate; ho raccolto immagini, passaggi e momenti delle loro giornate provando a registrare i cambiamenti, percependo il totale abbandono alle creature nei primi anni e il progressivo riappropriarsi di se stesse quando queste crescono. Ho visto il legame con i figli annodarsi, stringersi e diventare sempre più fisico, sempre più simbiotico, perché sono proprio loro, i figli, che uscendo da quel corpo, in fondo, lo pretendono.

Quando ho iniziato questo progetto, non avevo previsto che anch’io presto sarei diventata madre.


Il titolo Daimon deriva dalla filosofia greca: il daimon era per Socrate quell'essere che si pone a metà strada fra ciò che è divino e ciò che è umano con la funzione di intermediare tra queste due dimensioni. In questo film sono le madri ad agire come una sorta di daimon: poiché l'intreccio dei loro volti e delle loro parole, così profondamente umane e quotidiane, ridanno forma a quel filo sottile e immateriale che collega l’esperienza del singolo al tutto.

Le protagoniste quindi diventano loro stesse l'immagine di un'unica figura materna, così come i loro figli la proiezione di un figlio visto nel tempo, un percorso che va dalla gravidanza all'adolescenza. Sono loro che attraverso le loro vite ci riportano al senso di un mistero universale che sembra incomprensibile se affrontato solo con la razionalità. 
L’amicizia fra le donne è lo scenario molto narrativo, come dice Adriana Cavavero, in cui si svolge questo film: raccontando le storie delle mie amiche mi sono ritrovata a raccontare la mia storia.

Donatella Di Cicco