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CANNES 69 - "Fiore", ultimo italiano alla Quinzaine des réalisateurs


CANNES 69 -
Con circa dieci minuti di applausi Fiore, il lungometraggio di Claudio Giovannesi, conclude le proiezioni dei film italiani alla Quinzaine des réalisateurs. Dal drammatico Fai bei sogni di Marco Bellocchio, al pirotecnico La pazza gioia di Paolo Virzì, alla commedia giovanile di Giovannesi, che filma l’amicizia e l’amore tra due giovani detenuti (Dafné e Josh) di un carcere giovanile romano, hanno evidenziato la vitalità dei film made in Italy.

Questi lungometraggi dicono anche la continuità tra il realismo profondo e avvincente di Bellocchio che sa narrare con pathos le cose della vita, passando per la divertente, ma profonda commedia umana dalla verve toscana di Virzì fino alla commedia sociale di Giovannesi. Ciò che più colpisce di Fiore, film serio, ma anche a tratti triste, è la sensibilità, la tenerezza e la partecipazione del giovane regista romano per i suoi personaggi nati dall’osservazione e l’analisi di un ambiente che gli è familiare, quello romano delle borgate romane.

Dafné e Josh sono genuini. L’amicizia prima e l’amore poi dei due giovani reclusi, per reati minori, Dafné scippava gli smartphone alle fermate periferiche della metropolitana di Roma e Josh spacciava droga, interessano e commuovono. Anche se dalla legge sono considerati colpevoli e dai ben benpensanti degli immaturi. Entrambi sono nello stesso carcere giovanile, dove possono essere rieducati. Quantunque abbiano perso la libertà, resta loro la dirompente sete di vivere. Non ritornando ai loro domicili coatti lui in foyer, lei in prigione e fuggendo insieme, assaporano momenti di felicità, quella del presente. Però, il loro futuro diventa sempre più problematico e buio. La gioventù non ha tempo di pensare a ciò. Il regista li presenta con realismo e senza enfasi.

La protagonista è Dafné, conosciuta come Fiore: un’ adolescente minuta, bruna e simpatica. Josh è più sereno e più ottimista. Dafné è estroversa e incazzata con la vita per i suoi precedenti familiari. Suo padre, (Valerio Mastrandrea) è un uomo misurato e spaesato, uscito da poco dal carcere. È agli arresti domiciliari e sta cercando di rifarsi una vita e non sa come prendersi per aiutare la figlia. Fiore, la giovane ladra ha bisogno di una guida, ma non la trova nonostante l’aiuto dell’assistente sociale. Nel carcere minorile si conquista l’amicizia e poi l’amore di Josh. La loro storia d’amore ha anche dei momenti corali di socialità e solidarietà non solo con gli altri giovani reclusi, ma anche con la nuova compagna di Ascanio padre di Dafné. Anche l’invitante colonna sonora e la preziosità della fotografia di alcuni momenti del lungometraggio, fanno di Fiore un film che vale veramente la pena di essere visto.

19/05/2016, 08:15

Martine Cristofoli