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Note di regia di "Io sono Libero"


Note di regia di
Il giorno in cui abbiamo girato la scena della morte di Libero Grassi, c’era una strana tensione sul set. La notte l’avevamo passata più o meno tutti in bianco. Noi, il produttore, il direttore della fotografia, gli attori.
Mentre provavamo la dinamica dell’azione che Salvatore Madonia ha compiuto per uccidere a freddo con cinque colpi di pistola Libero Grassi, Adriano Chiaramida (l’attore che interpreta Libero) ci ha preso da parte e ci ha detto: “Ma vi rendete conto che quel poveretto ha perso la vita per essere libero?”. Sembrava una questione ovvia, ma non lo era. Certo che ci rendiamo conto! Ci rendiamo conto della responsabilità che ci siamo presi a raccontare questa storia, una storia che ha un grande valore simbolico, morale, etico e politico (nel senso che Grassi darebbe al termine “politico”, un senso alto). Quello era il motivo della notte insonne di tutti noi, la tensione della responsabilità.
Abbiamo scelto di raccontare questa storia attraverso una docufiction per non dimenticare che i fatti raccontati sono veramente accaduti, per rimanere ancorati alla realtà. Con le interviste e le immagini di repertorio, mischiate alla nostra fiction, vogliamo in ogni momento ricordare allo spettatore che questa storia c’è stata, che non è frutto della nostra immaginazione.
Vogliamo mettere chi guarda di fronte alla propria responsabilità, e ricordare che davvero c’è stato un imprenditore di Palermo che nel 1991 ha detto ‘no’ alla mafia e l’ha detto pubblicamente, usando tutti i mezzi che in quel momento aveva a disposizione: la forza delle proprie convinzioni, dei propri valori e poi la forza dei media, dei giornali e della televisione. Anche per questo abbiamo girato la maggior parte della fiction a Palermo, proprio per rimanere anche visivamente legati alla città dove Libero Grassi ha vissuto, la città che lui ha tentato di scuotere, ma anche quella che poi lo ha isolato, forse tradito e dove infine è stato ucciso. Ma la nostra storia non finisce con la sua morte. Per noi la fine di Libero Grassi è l’inizio di una visione nuova del rapporto tra Palermo e la Mafia,
tra i siciliani e la tacita connivenza con il sistema mafioso. La storia di Libero Grassi ci ha travolto. Perché racconta come una vita normale possa essere straordinaria; ci dice che il rispetto delle regole può essere il fondamento della nostra cultura e della nostra comunità; ci indica la strada della qualità del consenso che genera la bella politica; ci impone di guardare al futuro attraverso un esempio che non deve mai essere dimenticato.
Libero, come diceva sempre la moglie Pina Maisano Grassi, scomparsa pochi mesi fa, non è stato un eroe, ma solo un imprenditore che ha fatto il suo dovere di cittadino.
Quello che resta di lui è quotidianamente nelle mani di tutti noi. Proprio noi, che oggi, anche grazie a lui, siamo tutti più liberi.

Francesco Miccichè e Giovanni Filippetto