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Omaggio a Luca Comerio alla 35ma edizione
de Le Giornate del Cinema Muto


Omaggio a Luca Comerio alla 35ma edizione de Le Giornate del Cinema Muto
In un momento in cui il documentario è diventato il genere cinematografico di maggiore attualità, le Giornate del Cinema Muto continuano il progetto avviato lo scorso anno e che proseguirà nel 2017, dedicato alla figura e all’opera di Luca Comerio (Teatro Comunale Giuseppe Verdi, domenica 2 ottobre, dalle ore 11.45). Milanese, si dedicò alla fotografia sin da piccolo come apprendista, diventando famoso appena ventenne, per aver fotografato la repressione di Bava Beccaris dei moti popolari del 1898, un vero e proprio scoop dell’epoca. Agli inizi del ‘900 è inevitabile che si interessi alla cinematografia, non solo come operatore ma anche come produttore, fondando la Comerio Film, la prima a Milano, un grosso e moderno stabilimento cinematografico con un proprio teatro di posa. Si dedica alla realizzazione di molti reportages, è il primo al mondo a seguire dal vivo e per un lungo periodo una guerra, quella italo-turca del 1911, e straordinarie sono le riprese della prima guerra mondiale, soprattutto sul fronte delle montagne. Non abbandona nel frattempo la fotografia, diventando il fotografo ufficiale del re d’Italia. Dopo il ’18 la crisi che colpisce l’industria cinematografica nazionale non risparmia Comerio che è costretto a chiudere la sua attività e, complici problemi personali e di salute, si trova ad essere sempre più emarginato. Muore povero e dimenticato poco dopo l’entrata in guerra dell’Italia, nel 1940.
Come sottolinea il critico Sergio Grmek Germani, curatore della rassegna delle Giornate, il cinema di Comerio rivela uno sguardo totalmente libero e si può ben dire che sia stato il primo cineasta puro e assoluto del cinema italiano. E anche quando inserisce nei suoi documentari scene di finzione, sembra che su questa voglia prolungare l’effetto del reale. Il titolo dell’omaggio a Comerio, "Dalla pietà all’amore", prende lo spunto dal primo film del programma, Il terremoto di Messina del 1908, e rivela bene il sentimento di profonda umanità che ha sempre illuminato l’opera di Luca Comerio.

Nel programma odierno le Giornate ci propongono le figure di altri artisti oggi ingiustamente dimenticati. A partire da Ryszard Ordynski, personaggio fondamentale della vita culturale polacca della prima metà del ‘900. Limitarlo alla sola Polonia risulta financo riduttivo, perché Ordynski lavorò molto all’estero, in Germania dove fu allievo del grande Max Reinhardt, negli Stati Uniti, dove curò l’allestimento di molte opere liriche anche con Enrico Caruso, e infine a Parigi. Fu uno dei padri del cinema polacco e il film di questa sera, Janko il musicista del 1930, rivela la sua grande abilità nel saper intrecciare armoniosamente temi diversi quali il crudo realismo della vicenda e l’happy end quasi hollywoodiano. Il film è un eccezionale esempio della creatività del cinema polacco nel passaggio dal muto al sonoro. Oggi purtroppo la parte musicale è andata perduta, ma il fascino della rappresentazione del mondo contadino alla fine del XIX secolo (Janko il musicista è tratto da un racconto di Henryk Sienkiewicz, premio Nobel e autore di “Quo vadis”) non manca di far presa anche oggi. Il film è in programma al Teatro Verdi, domenica 2 ottobre, ore 20.30.

02/10/2016, 08:38