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Note di sceneggiature de "I Medici"


Note di sceneggiature de
Quando mi è stato chiesto se fossi interessato a raccontare l’incredibile saga dei Medici, sono stato costretto ad ammettere che il dramma storico, di solito, non mi appassiona. Troppo spesso, in questo genere di storie, i personaggi mi sembrano distanti. Perciò la prima domanda a cui ho dovuto rispondere è stata: come posso rendere questa storia interessante per me?

Alla fine il compito si è rivelato molto più semplice di quel che credevo. Ricordavo dalle lezioni di storia che i Medici avevano sostenuto gli artisti del Rinascimento, come Donatello, Michelangelo, Botticelli, Brunelleschi e da Vinci. Ciò che ignoravo, è che i Medici avevano anche usato la loro incredibile ricchezza per creare opportunità senza precedenti per la gente comune.

Non è esagerato dire che, prima dei Medici, chi era nato povero restava povero, mentre i ricchi passavano la maggior parte del loro tempo a cercare il modo di conservare i loro privilegi. La mobilità sociale era quasi inesistente. Invece, dopo essere diventati i banchieri del Papa, i Medici hanno usato il loro immenso potere per finanziare il commercio e gli scambi, migliorando le condizioni di vita dei cittadini di Firenze e non solo. Così è nata la cosiddetta “classe media”.

Per quanto affascinante fosse questa scoperta, io e il mio co-autore Nicholas Meyer eravamo consapevoli che non bastava a creare un’avvincente serie televisiva. Avevamo trovato un’idea che volevamo sviluppare, ma non i personaggi o i conflitti in grado di sostenere una serie intera.

Dopo settimane di discussione siamo giunti a una conclusione, considerando non i dati storici, ma piuttosto ciò che non si trovava nei libri di storia. In particolare, non riuscivamo a trovare nessuna informazione sulle cause della morte del patriarca della famiglia, Giovanni de’ Medici. Sapevamo che c’erano stati diversi attentati alla sua vita, ma non come alla fine fosse morto.

Questo vuoto di notizie nei resoconti storici ci ha portato a supporre che Giovanni fosse stato ucciso. Non sappiamo se sia vero, così come gli storici non sanno se Salieri abbia ucciso Mozart, che è la premessa di Amadeus – un dramma storico che ho amato moltissimo. Ma ci furono diversi attentati alla vita di Giovanni, perciò non possiamo neppure essere certi che NON sia andata proprio così.

Quest’idea ha subito creato un efficace ingresso nella storia. All’improvviso i figli di Giovanni, Cosimo e Lorenzo, hanno dovuto affrontare il problema di capire chi avesse ucciso il padre e perché. I “sospettati” dell’omicidio di Giovanni ci hanno offerto un modo ingegnoso per elencare i nemici dei Medici, a cominciare dai potenti Albizzi, che consideravano i Medici una minaccia per l’ordine prestabilito che permetteva ai nobili come loro di mantenere intatti i privilegi.

A sua volta, questo espediente ci ha permesso di esplorare i personaggi dei figli, in particolare di Cosimo, che tra le altre cose è famoso per avere completato la cupola dello splendido Duomo di Firenze, un’impresa che per oltre un secolo era apparsa impossibile. Perché Cosimo aveva deciso, a differenza delle generazioni precedenti, di portare avanti una simile impresa?

La nostra risposta è stata che Cosimo, avendo ricevuto un’educazione diversa da quella del padre, da giovane desiderava diventare un artista. Ma se nasci in una famiglia come quella dei Medici, i tuoi desideri devono essere sacrificati a favore delle ambizioni più grandi della famiglia. Cosimo doveva diventare un banchiere, indipendentemente dalle sue inclinazioni personali. E, da banchiere, poteva gestire le sue cospicue risorse per promuovere l’arte – esattamente ciò che fece. Cosimo finanziò Brunelleschi perché portasse a termine la costruzione della cupola del Duomo fiorentino, e commissionò opere a Donatello e a molti altri artisti.

Cosimo è tormentato dal ricordo del padre. L’influenza di Giovanni emerge nelle scelte che fa, giuste o sbagliate, per guidare la banca e portare Firenze in una direzione che cambierà il mondo per sempre.

Raccontando questa storia, il nostro geniale regista Sergio Mimica-Gezzan, i produttori Luca Bernabei e Matilde Bernabei, così come Nicholas Meyer e gli altri sceneggiatori della serie – John Fay, Francesca Gardiner, Sophie Petzal, Alex von Tunzelmann, Mark Denton e Jonny Stockwood, ed Emilia di Girolamo – sono stati profondamente toccati dai sacrifici fatti non solo da Cosimo, ma anche dal fratello Lorenzo, dalla moglie Contessina, dal figlio Piero e dalla nuora Lucrezia.

Tutti noi siamo stati colpiti dal fatto che, per i fiorentini del quindicesimo secolo, Dio era un dato di fatto. Nessuno dubitava che Dio esistesse o che gli uomini fossero puniti per i loro peccati. Nonostante questo, i Medici peccarono molto, imbrogliando nei cosiddetti processi democratici della Repubblica fiorentina e facendo uccidere i nemici. Si può supporre che considerassero tali misure necessarie a promuovere il commercio, a finanziare l’arte e a risollevare le sorti della Repubblica. Eppure dovevano sapere che il prezzo da pagare per raggiungere tali obiettivi era altissimo – sacrificare le loro anime immortali agli occhi di Dio. “Talvolta è necessario agire male per fare il bene”, dice Giovanni ai suoi figli, un’affermazione che hanno accettato ma che li ha tormentati.

I personaggi della nostra serie sono vissuti quasi seicento anni fa, eppure la fama dei Medici non conosce cedimenti. Nessun’altra famiglia ha avuto un impatto così forte sulla civiltà occidentale. Senza dubbio ciò è dovuto alla loro visione del futuro, alla rinascita culturale ed economica che hanno promosso, ai sacrifici personali e morali che hanno fatto. E così, raccontare le loro vicende non significa affatto fare un polveroso dramma storico, ma narrare la storia di uomini e donne le cui battaglie rispecchiano le nostre.

Frank Spotnitz
Creatore, autore e produttore esecutivo

17/10/2016, 17:03