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FdP 57 - "Hotel Splendid", traguardo o tappa?


Diretto da Marco Bucci una panoramica sui volti dell'immigrazione, nell'hotel di Cesenatico in attesa della piena integrazione


FdP 57 -
Uno degli ospiti di "Hotel Splendid" nel doc di Marco Bucci
In Italia l'immigrazione un fenomeno sempre pi trattato dalla politica e dai giornali. Ma il loro approccio al tema ha un grosso svantaggio perch mantengono quella distanza che non permette di cogliere lindividualit e lumanit delle storie dei rifugiati.

Il regista Mauro Bucci con il suo documentario "Hotel Splendid" contribuisce a mostrarci da vicinissimo ci che di solito non siamo abituati a vedere e ascoltare: la quotidianit, i pensieri e le storie dei richiedenti asilo arrivati in Italia, dando voce agli ospiti dell'Hotel Splendid di Cesenatico.

Scopriamo giorno per giorno le loro attivit quotidiane dalla manutenzione dell'albergo, alla gestione autonoma della cucina e al contributo per la pulizia della citt. Grazie alla disponibilit dei volontari seguono corsi di italiano, di cucina, e sono supportati nelle questioni burocratiche e informative. Ma non solo, i volontari sono un punto di riferimento umano che contribuisce a integrarli nella nostra cultura senza dimenticare le loro passioni, le loro origini e la loro religione. Questa realt cos bella e stimolante vive per in un contesto politico non troppo favorevole che Bucci non esita a mostrarci.

Attraverso la testimonianza di alcuni di loro ripercorriamo per tappe il percorso che hanno affrontato attraversando il deserto del Sahara, la Libia, il Mediterraneo e infine l'arrivo in Italia dove desiderano lavorare per ritrovare lautonomia perduta. Il viaggio estremamente pericoloso e rischioso perch molti vengono rapiti, imprigionati, torturati, derubati e costretti a lavorare in Libia per poter partire. Per loro arrivare in l'Italia significa innanzitutto essere sopravvissuti.

In "Hotel Splendid" lo spettatore un osservatore e uditore silenzioso a cui le testimonianze sono rivolte. La regia di Bucci pulita, essenziale e priva di orpelli emozionali crea un forte contatto umano tra noi e le storie dei richiedenti asilo. Gli esigui movimenti di macchina rendono lo spettatore parte dellambiente circostante stimolando una lettura critica che illumina quella parte di realt che giornali e media tendono a ignorare.

01/12/2016, 07:31

Chiara Preziosa